Profughi in parrocchia: c’è posto per mille

A Varese sono 280 le comunità cui si rivolge Papa Francesco. Abbiamo fatto una stima dell’accoglienza: qualcuna s’è fatta avanti, ma non tutti gli spazi sono idonei

– Nelle parrocchie della provincia di Varese potrebbero essere accolti potenzialmente più di mille e cento profughi, considerando nuclei familiari di quattro persone.
«Ogni parrocchia ospiti una famiglia di migranti», ha detto papa Francesco durante l’Angelus di domenica e così i freddi numeri direbbero che nelle circa 280 parrocchie della nostra provincia (una trentina afferenti alla diocesi di Como) il potenziale si aggira intorno ai mille e cento profughi, sebbene non tutte le realtà siano attrezzate per rispondere all’appello del Pontefice.

Un appello analogo lo aveva peraltro rivolto giusto mercoledì scorso il cardinale , annunciando i nuovi 130 posti messi a disposizione in diocesi: «Invito le parrocchie della Diocesi a verificare la possibilità di mettere a disposizione temporaneamente spazi, anche piccoli, per accogliere i migranti che sono giunti o stanno arrivando in Italia e in particolare a Milano. Caritas ambrosiana si farà carico di tutte le responsabilità e della gestione concreta di questa accoglienza, sgravando le parrocchie».
A oggi nella provincia di Varese in collaborazione con le prefetture sono destinate a profughi il seminario dei Comboniani di Venegono Superiore che ospita attraverso l’associazione Intrecci 17 posti e Casa Onesimo a Busto Arsizio, sempre con Intrecci, per 20 persone, e 30 all’Opera Bonomelli di Gallarate. A disposizione per richiedenti asilo e rifugiati, in collaborazione con enti locali e Ministero dell’Interno, anche 25 posti nel centro di accoglienza di Varese e 35 in quello di Caronno Pertusella, 11 in appartamento a Malnate, quattro a Samarate e cinque a Tradate.
Il Papa torna sul tema con parole chiare e forti: «Rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi». E poi prosegue: «Anche le due parrocchie del Vaticano accoglieranno in questi giorni due famiglie di profughi».

Due appelli di peso che hanno già raccolto frutti nella nostra provincia: infatti, qualche parrocchia si è già mossa in questo senso.«Alcune disponibilità sono già pervenute. Alcune parrocchie hanno chiesto come fare per rendere concreta l’accoglienza. Ora si tratta di verificare in raccordo con la Prefettura le modalità concrete di realizzazione», spiega , referente Caritas per l’accoglienza dei profughi.«Tutto ciò mostra che c’è sintonia ecclesiale

su questo fronte e desiderio di rispondere rispettando il lavoro di ciascuno non con calcoli numerici, ma con le reali potenzialità – spiega monsignor , vicario Episcopale di Varese – Caritas è già attiva, tutti i giorni, nelle nostre città con l’attenzione ai poveri italiani e non: le nostre parrocchie sono attente alla situazione delle persone. L’importante è che non si inneschi una guerra tra poveri».

Il vicario di zona però mette in allerta su possibili facili considerazioni: «Non si può fare il calcolo numerico, così non si risolve nulla. Monteviasco è una parrocchia e non avrebbe senso mandare quattro persone così, senza badare alle condizioni e al rispetto delle persone. Il conteggio numerico è disumano. Occorre rispondere con saggezza e attenzione umana. Capisco che non risponda all’emergenza del Prefetto, è un lavoro più lungo, ma che sicuramente porta a un frutto positivo».
E poi l’invito ai politici a fare la loro parte.
«I politici dal canto loro, invece di litigare, dovrebbero farci capire che stiamo trasmigrando tutti verso una nuova società: dovrebbero aiutarci a viverlo non con paura, ma con saggezza».