Quattro mesi di lavoro per le ferie E una maturità finita con il premio

Marco e Nicolò si erano guadagnati a fatica questi giorni di divertimento con gli amici. Papà Fiori: «Il 2 agosto aveva festeggiato il compleanno della sua bimba di un anno»

«Due sportivi, due bravi ragazzi». È così che i genitori di e di descrivono i loro figli. Due ragazzi partiti per le vacanze, con una vita piena di sogni davanti a loro. Due ragazzi che volevano star bene con gli amici, nulla di più.

«Marco aveva lavorato quattro mesi alla Vecchia Riva come cameriere per pagarsi le vacanze – è la prima cosa che dice , il papà di Marco, tracciando un ritratto del figlio – Studiava economia e commercio all’università dell’Insubria e aveva una splendida bambina di un anno: il 2 agosto scorso avevamo festeggiato il suo primo compleanno. In più era uno sportivo: giocava ad hockey nei Mastini. Si allenava, sentiva lo spirito di squadra».

Marco abitava in via Ciro Menotti, a Casbeno, nella casa di famiglia. Era affezionatissimo alla sorella Michela. «Era un tipo previdente – continua il papà, che è conosciuto nel mondo dell’hockey perché è un dirigente della federazione nazionale – I ragazzi avevano noleggiato un’auto con l’assicurazione Kasko e avevano scelto di passare le vacanze in Salento, a casa di un amico, in un posto di cui già conoscevano tutto. La mia idea è che l’incidente sia stato causato da un attimo di distrazione».
Maurizio ha saputo della tragica sorte capitata al figlio da internet. È arrivata una telefonata alla figlia da parte di un’amica, che le ha detto di aprire il pc.
Prima l’incredulità, poi il terrore e infine la tragica conferma. «Ci siamo collegati alle 11 e abbiamo trovato tutto già scritto, non pensavo potesse accadere una cosa del genere» continua Maurizio. Che però subito dopo afferma: «Fare polemiche adesso non avrebbe senso perché nessuno mai potrebbe riportarmi qui mio figlio».
Quella di ieri è stata una giornata di disperazione anche in via Goldoni, a Bosto, nel condominio dove ha sempre abitato Nicolò De Peverelli.

Ieri, sotto choc, mamma e il fratello , maggiore di due anni di Nicolò, hanno ricevuto qualche amico, ma non hanno voluto parlare con i giornalisti. Troppo il dolore. Anche loro hanno saputo cosa era accaduto a Nicolò da internet. La mamma stava lavorando nel negozio di abbigliamento di via Cattaneo quando ha ricevuto inaspettatamente la visita di alcuni amici del figlio che le hanno detto di sedersi perché dovevano darle una brutta notizia. Quando sono arrivati i carabinieri, sapeva già tutto. Ma forse, già nel momento che ha visto entrare quei ragazzi in negozio, il suo cuore di mamma aveva capito. Mattia ha riversato il suo dolore e la sua incredulità su Facebook, scrivendo: «Lui il mio angelo, il mio guerriero, la

nostra forza, non è giusto, non ci voglio credere, non posso». E poi, rivolgendosi a Nicolò: «Non posso credere che non ci sei più, che non mi sgriderai, che non mi darai più il tuo sostegno, che non ci sarai più». «La tua forza ci aiuterà a migliorare e a continuare anche se hai creato un vuoto incolmabile. Veglia su di me, sulla mamma e su tutti. Addio mio guerriero». È il papà , molto conosciuto a Varese perché una volta era titolare di un bar di via corso Moro, a trovare il coraggio di ricordare il figlio: «Nicolò era un bravo ragazzo, uno sportivo (giocava a football nei Gorillas Varese, ndr). Era in vacanza. Non riesco a dire nulla di più».

Nicolò si era meritato le vacanze: aveva sostenuto la maturità al Daverio ed era alla ricerca del suo futuro. Era già stato in Croazia, la vacanza in Salento probabilmente sarebbe stato uno degli ultimi momenti di libertà totale prima di pensare a cosa fare da grande.
Ma non c’è stato abbastanza tempo.
Ieri sera la famiglia Fiori ha preso un aereo diretto a Brindisi e in queste ore si trova già al capezzale del figlio deceduto. La famiglia De Peverelli arriverà oggi in giornata: affronteranno il tragitto in auto, con la testa attraversata da mille ricordi. I genitori, con il cuore spezzato, dovranno cercare di capire qualcosa di più della dinamica e poi disporre il ritorno delle salme dei figli.
Può essere di conforto sapere che i ragazzi si stavano divertendo moltissimo. Scrivevano messaggi ai genitori dicendo di essere felici. Che tutto stava andando bene. Poi quel terribile boato e quel silenzio troppo duro da accettare.