È la lunga sera del Varese: quella che serve alla città per abbracciare il nuovo presidente Nicola Laurenza, accolto come un messia in grado di fare qualunque tipo di miracolo: il varesotto (è nato ad Angera e ha sempre vissuto a Cadrezzate) dal cuore d’oro che si è preso sulle spalle il club dopo l’uscita di scena di Antonio Rosati, acquistando addirittura l’83 per cento di quote societarie.
«Chi te l’ha fatto fare?» chiede la madrina Sarah Maestri al patron appena salito sul palco. E la risposta è degna di uno stratega invincibile della comunicazione: «L’ho fatto per voi». Solo cinque parole per un’ovazione da brividi mentre Michele Marocco, addetto stampa e presentatore insieme alla Maestri dell’incontro, suggerisce a Laurenza un altro tema forte: «Presidente, perché non ricordi il discorso della tua presentazione quando avevi indicato gli ingredienti per arrivare in alto?».
E l’uomo nuovo del calcio biancorosso non si fa pregare: «Il Varese è come una casa che ha bisogno di quattro pilastri per stare in piedi: il primo è la società stessa, il secondo la squadra, il terzo i tifosi e il quarto le istituzioni». A questo punto Laurenza s’interrompe e dà un occhio a piazza Monte Grappa che è gremita e, quindi, riprende: «Ma questa casa può diventare un grattacielo». Gli applausi piovono insieme alle
grida che arrivano anche da corso Matteotti, dove gli ultrà si sono messi in marcia cantando a squarcia gola: gli irriducibili arrivano fin sotto il palco, dove sventolano lo striscione «Laurenza, le tue idee i nostri sogni». Il patron riceve anche una sciarpa biancorossa mentre gli ultrà sputano veleno sul predecessore: Antonio Rosati che, dopo aver aperto il ciclo più vincente degli ultimi decenni, ha scelto di passare al Genoa, a caccia di nuovi stimoli.
Ma i veri nuovi stimoli sono stati trasmessi da Laurenza al popolo biancorosso, come capiscono i soci napoletani Raffaele Fabozzi e Paolo Vitiello che, insieme all’amministratore delegato Enzo Montemurro, parlano a una voce sola: «Siamo rimasti senza parole vedendo tutta questa gente. Non ce l’aspettavamo». Montemurro rincara il concetto: «È toccante, bello e galvanizzante». E sul palco sembra un bimbo davanti alla marmellata: «Ragazzi, che figata».
E giù applausi. Anche il direttore Mauro Milanese è stupito: «Sono arrivato a Varese cinque anni fa, quando giocavo ancora, e non avevo mai visto un bagno di folla così durante il ritiro. Il presidente vuole battere il record di abbonati e cerchiamo di fare il nostro meglio con l’obbligo morale di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Tutto questo entusiasmo fa bene alla squadra».
Il dirigente non si lascia sfuggire nomi di probabili prede ma la gente, di bocca in bocca, si fa passare il nome più ambito: quello dell’attaccante Leonardo Pavoletti. Arriverà dal Sassuolo?
Laurenza lo vuole: «Chi ha avuto – dice – deve avere il coraggio di restituire qualcosa al territorio. Io voglio farlo mettendomi la mano sul cuore e sui nostri colori: il bianco rappresenta l’onestà che tutti gli sportivi devono avere, il rosso la passione che dobbiamo mettere sempre entrando in campo».
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