Rai, ‘Lo smemorato di Collegno’, da libro a fiction

Rai, ‘Lo smemorato di Collegno’, da libro a fiction

Roma, 27 mar. (Apcom) – Dalla vicenda che nel 1926 divise l’Italia è nata la miniserie che andrà in onda domenica e lunedì in prima serata su Raiuno, ‘Lo smemorato di Collegno’. La storia, che Lisa Roscioni ha trasformato nel saggio ‘Smemorato di Collegno’ da cui è tratto il film, racconta l’enigma dell’uomo che perse la memoria e che si contesero due famiglie: quella veronese dei Canella, che

rivedeva in lui il professor Giulio, filosofo cattolico disperso in Macedonia, e quella dei Bruneri, che lo riconosceva in Mario, un truffatore pregiudicato che avrebbe finto l’amnesia per sfuggire al carcere. A rendere la vicenda di pubblico dominio, in un’epoca in cui la televisione non esisteva, fu il medico del manicomio in cui venne rinchiuso lo smemorato e il giornalista che pubblicò la foto su ‘La Domenica del Corriere’.

“Mi ricordo che quando ero al liceo a Torino il professore ci raccontò la storia dello smemorato di Collegno – ha raccontato oggi in conferenza stampa Fabrizio Del Noce – io poi la proposi a Saccà e la fiction è stata realizzata quando io sono diventato direttore anche di Rai Fiction”. Protagonisti della fiction sono Gabriella Pession, Johannes Brandrup, Lucrezia Lante della Rovere, Giuseppe Battiston e Franco Castellano.

A curarne la regia è Maurizio Zaccaro, che ha raccontato come la vicenda sia sempre attuale confrontandola con la storia di Matteo Caccia, un trentatreenne che vive a Milano ed è protagonista di un programma su Radio2, ‘Amnesia’, in cui ogni giorno cerca di ricostruire la sua vita. “E’ una storia che si ripete sempre – ha commentato il regista – proprio in questi giorni c’è il caso su Radio2

di Matteo Caccia. In un concerto quest’uomo ha perso la memoria. Ogni giorno alle 12 racconta qualcosa in un quarto d’ora. La storia ha analogie con quella di Collegno. Il furto dell’identità poi oggi è una pratica che cresce, c’è gente che fruga nelle cassette della posta altrui e si costruisce un’altra identità, anche attraverso i furti di carte di credito e di carte d’identità può succedere la stessa cosa”.

La fiction è stata prodotta da Susanna Bolchi e Aureliano
Lalli-Persiani. “Anche io ho avuto la suggestione che ha avuto
Del Noce – ha raccontato la Bolchi – lui tra i banchi di scuola,
io leggendo un articolo scritto da Pietro Citati su ‘La
Repubblica’. Citati recensiva il libro scritto da Lisa Roscioni.
Il giorno stesso ho comprato il libro e ho proposto l’idea”.

Nei panni dello smemorato si è calato il tedesco Johannes Brandrup. “Io non sapevo nulla dello smemorato – ha raccontato l’attore – il regista mi ha detto di non leggere nulla per mantenermi innocente. Forse per questo mi ha scelto: perché non avevo un’opinione. Mi sono concentrato molto sul momento dell’arrivo in manicomio del protagonista, quando tenta il suicidio. Io ho impersonato Canella e Bruneri: per il primo ho tanta compassione, del secondo mi fa paura la furbizia. Su questa esperienza ho creato un blog, una sorta di diario di lavoro”.

Caw

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