Roma, 18 mar. (Apcom) – Si allontana di almeno una settimana l’epilogo della saga Rai. E si riempie di ostacoli la strada della trattativa tra Pd e Pdl. L’assemblea dei soci dell’azienda, convocata questo pomeriggio per completare il cda con l’indicazione del rappresentante del Tesoro e del presidente, è infatti stata aggiornata a mercoledì prossimo dopo lo strappo tra maggioranza e opposizione sul nome di Angelo Guglielmi. Un veto, quello di
Palazzo Chigi, giudicato “inaccettabile” dai democratici, che scelgono la linea dura: nessun nuovo nome sarà fatto, oltre a quelli già ufficilamente messi sul tavolo di Petruccioli e Gugliemi. E oggi, di fronte all’ennesimo rinvio, è lo stesso presidente uscente ad alzare la voce, lanciandosi in un pressing su Tremonti perchè indichi i due consiglieri mancanti (tra cui il presidente) e avvertendo degli “effetti pregiudizievoli” che la situazione di stallo provoca all’azienda.
“Il Pd non farà altri nomi”, assicura il capogruppo in Vigilanza, Fabrizio Morri, chiedendo al Governo di “ripensarci”, all’indomani dello stop del premier al nome dell’ex direttore di Raitre, “figura prestigiosa” e “padre del servizio pubblico in Italia”: al Nazareno, insomma, si chiede di fare chiarezza sulle motivazioni di un veto che, osserva il vicecapogruppo a San Macuto Giorgio Merlo, appare “pregiudiziale, personale e umano”. Ma il punto è che, come osserva un esponente democratico, “Franceschini non può continuare a farsi impallinare ogni nome che fa”. Dunque stop ai contatti e ai faccia a faccia che per giorni hanno impegnato il segretario democratico e l’emissario di Palazzo Chigi, Gianni Letta: “non faremo altri nomi e non ci siederemo al tavolo, almeno finchè non ci arriverà un segnale dal Governo e la disponibilità a discutere davvero”, si ragiona in ambienti democratici. “E non sarà sufficiente – si avverte – un semplice tentativo di distensione”.
La situazione di belligeranza tra i poli fa immaginare il riproporsi di una impasse che a molti ricorda quella che per mesi bloccò il vertice della Vigilanza. Lancia l’allarme il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, che parla di “intollerabile situazione di stallo”. E ad avvertire dei rischi di ulteriori ritardi, dopo il quarto aggiornamento dell’assemblea, ci pensa Petruccioli, in qualità di “amministratore” dell’azienda, invitando a “ridurre al minimo il tempo che intercorre fra la indicazione dei sette membri da parte della commissione di Vigilanza e il voto
dell’Assemblea che vara il nuovo Cda”: anche perchè “l’operatività del vecchio Cda risulta compromessa, mentre il nuovo non è ancora costituito”. Un monito arriva anche dal presidente della Vigilanza Zavoli, ancora convalescente dopo un piccolo intervento: il presidente della Rai è “una figura di rilievo cui spetterà di esercitare un delicato ruolo di garanzia tra i soggetti primari del sistema radiotelevisivo nazionale”, osserva il senatore del Pd, che invita la politica ad essere “presidio” del pluralismo e le meggioranze pro-tempore ad astenersi da forme di “autoritarismo”.
L’interruzione nelle trattative non potrà durare comunque troppo a lungo: la legge Gasparri, come ricordato più volte dal Pd, impone di cercare un’intesa. Lo riconosce anche Berlusconi: “Aspettiamo un nome su cui si possa far convergere il nostro voto”. Le diplomazie, quindi, dovranno tornare a trattare nel tentativo di sbrogliare una matassa sempre più intricata. Per questo, nonostante ufficilamente i democratici rimangano fermi sui nomi di Petruccioli e Guglielmi, non sono ancora esclusi dalla corsa alla presidenza nomi quali quelli dell’ex direttore de ‘La stampa’, Marcello Sorgi, dell’ex presidente dell’Agcom, Enzo Cheli, e di Pierluigi Celli, che a Viale Mazzini è già stato seduto sulla poltrona di dg.
Grb
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