VARESE (a. mad.) «Domenica ero uno dei delegati e ho potuto constatare quello che è successo di persona. È stata una brutta giornata per la Lega».
A parlare è Antonio Raimondi, già passato per le forche caudine del Cerchio magico quando, da ex consigliere comunale a Busto Arsizio, alle scorse elezioni amministrative non è stato messo in lista nella roccaforte di Reguzzoni, forse proprio perché considerato troppo “maroniano”. Oggi parla a cuore aperto, noncurante del fatto che potrebbe diventare il quarantottesimo elemento della lista di proscrizione approntata dai cerchiomagisti: «Purché il numero non aumenti troppo – dice scherzando -, perché altrimenti alla fine si troveranno da soli e sarà difficile tornare ai vecchi fasti». Ma poi si fa serio: «Sarà dura dimenticare la giornata di domenica, mentirei se negassi di essere rimasto deluso. Ho visto poca democrazia. Si grida tanto “libertà”, ma se ne vede poca. Non discuto le persone. Del resto il nuovo segretario non lo conosco che dai giornali, perché non c’è stata l’opportunità di sentirlo parlare, anche dopo la proclamazione non si è presentato, quindi ogni giudizio sarebbe inopportuno».
Raimondi non nasconde le divisioni interne: «Sarebbe ipocrita. I litigi ci sono e non vanno nascosti. Li considero un sussulto democratico. Resta inteso che il capo non si discute. Si discutono invece quelli che gli stanno attorno, quelli che lo condizionano nel riferirgli cose non vere, verità
parziali opportunamente aggiustate, per plasmarne il giudizio a loro piacimento. E vedere certe cose fa male». Raimondi, il contestatore delizioso che con il suo discorso fece dimettere Gigi Farioli, non si ferma più e picchia duro sulle parole di distensione pronunciate dal neosegretario Maurilio Canton: «Sono solo facciata».
Le ragioni dell’amarezza sono molte, una su tante essere stato definito un fascista: «Ero seduto in terza fila – racconta – e mi sono sentito chiamato in causa. A scanso di equivoci dico che non sono mai stato fascista, sono nella Lega da 20 anni e ne vado orgoglioso, ma forse la mia Lega era quella di un tempo».
e.marletta
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