VARESE «Un omaggio a un amico che ci ha detto arrivederci, non addio, perché continua a vivere tra noi. Lucio Dalla era un grande autore, un musicista, un cantante, un poeta, uno capace di rompere qualsiasi barriera».
Massimo Ranieri era sinceramente commosso – ieri sera all’affollato Teatro di Varese – quando ha dato il suo saluto a Dalla, stroncato da un infarto il primo marzo. Un ricordo doveroso che per Ranieri si traduce nell’interpretazione di una delle sue più belle canzoni: “Caro amico ti scrivo”. Ed è standing ovation: il pubblico tutto in piedi applaude Dalla. «Ciao Lucio – continua Ranieri – che Dio ti benedica». E il sipario si chiude per poi riaprirsi sulla teatralità dell’uomo istrione, cui le tavole del palcoscenico danno la giusta dimensione. Il Massimo nazionale si cimenta in prove ginniche rocambolesche e di grande effetto nello spettacolo “Canto perché non so nuotare” (a Varese per la quarta volta a festeggiare la 630esima replica dello show), abbinate a brani cantati con la potenza del suo sentimento canoro. Un’esibizione che si avvale delle coreografie di Franco Miseria, di un’orchestra dal vivo e di un corpo di ballo di sole donne. Qui tutto sembra concorra a trasformare l’assolo di Ranieri in un godibile varietà.
Sull’onda dei ricordi lo scugnizzo napoletano delizia la platea intonando le più belle melodie del suo repertorio classico: “Se bruciasse la città”, “Rose rosse”, “Erba di casa mia”, “Perdere l’amore”. E prende in prestito alcune perle da collezione di interpreti quali Mina, Mia Martini, Endrigo, Tenco, Paoli. Ranieri non si risparmia, instancabilmente canta, racconta storie e stupisce con la performance fisica: davvero invidiabile
per uno che ha già compiuto 60 anni. Dosa, alterna musica, parole, persino passi di tip tap, come se fosse un pacato condimento della sua voce. Quella che i tanti signori e signore “napoletan-varesini” oltre gli anta hanno applaudito ed apprezzato. Grande l’entusiasmo per le canzoni d’autore partenopee interpretate, tra cui spicca la bullesca e spassosa “Pigliate na pastiglia” di Carosone. Barbara Rizzo
s.bartolini
© riproduzione riservata













