VARESE «I voti del Pdl? Verranno da noi». E, per quanto riguarda gli scontri interni: «Ho sempre lavorato per l’unità». Marco Reguzzoni, ex capogruppo del Carroccio, tutt’ora uomo forte del partito ed esponente di punta dei cosiddetti “bossiani”, ha presentato ieri il suo libro “Gente del Nord” al circolo della stampa di Milano. Insieme a lui, come relatori, il fondatore del quotidiano Libero e direttore editoriale del Giornale, Vittorio Feltri e l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini. La figura che emerge è quella di chi, nonostante le difficoltà interne e la lotta con Roberto Maroni per la supremazia del partito, ha bene in mente la meta da raggiungere. E, pur continuando a richiamarsi a Umberto Bossi come solo e unico detentore dei destini della Lega, parla da leader nazionale del movimento. Delinea la strategia, rispondendo ai giornalisti a lato della conferenza. Sui problemi interni taglia corto, sottolineando: «Sono domande che non vanno rivolte a me», facendo intendere che non è lui a volere lo scontro. «Io ho sempre lavorato per l’unità, perché mi interessa il progetto politico e nient’altro. L’ho dimostrato facendo anche passi indietro rispetto a posizioni che non mi avrebbero visto favorevole».L’ex capogruppo dice infatti che «l’importante è la difesa del Nord, tutto il resto non mi interessa».E, alla domanda se nella Lega ci sia in atto un attacco a Bossi, come lui aveva paventato tempo fa, dice: «Non l’ho mai detto, sono valutazioni che farà Bossi». Mentre sui congressi: «Li stiamo facendo, questa è la nostra linea». Sulla situazione nazionale Reguzzoni si districa meglio. Sull’alleanza tentennante (o meglio, aborrita a Roma e ancora in essere a livello locale) con il Pdl, sottolinea: «Loro sostengono un governo che noi non condividiamo e riteniamo possa fare molti danni al nostro Paese. Se poi vanno avanti con la riforma costizionale senza federalismo, non c’è possibilità di alcuna alleanza con noi». Ma poi aggiunge: «Lo stesso Pdl perderà il proprio elettorato, che verrà da noi».
E sull’intesa con Antonio Di Pietro, paventata dall’europarlamentare bustocco Francesco Speroni, taglia corto: «Cose fantasiose». E mentre una parte del partito si batte contro la Tav, Reguzzoni puntualizza: «La Lega è sempre stata a favore della Tav, un collegamento che serve alla Padania». Durante la presentazione, l’argomento chiave è stato la possibilità o meno che il federalismo si avveri. E quindi se la Lega in fondo abbia una ragione d’esistere oppure no. Su questo Reguzzoni è fiducioso: «Noi siamo riusciti a risvegliare l’identità padana e a porre la questione settentrionale sul tavolo. I modi e la strada da seguire ce li ha bene in mente Bossi, e noi lo seguiremo». Il pessimista della situazione, o forse il realista, è Vittorio Feltri, che spaesa i leghisti presenti in sala e si attira anche qualche commento di critica provenienti dalle ultime file, quando dice chiaro e tondo che «in Italia il federalismo non ci sarà mai». «È come il Sol dell’Avvenire, tutti lo sognano ma non arriverà. Ma ve l’immaginate l’Italia con un federalismo stile Svizzera? Non avverrà mai, perché se i meridionali votassero per il federalismo sarebbero degli sciocchi, perché verrebbe meno la “tetta” del loro sostentamento».Parole forti, anche quando parla dell’ex premier. «Berlusconi non è la persona giusta con la quale combattere per il Nord. Perché gli piacciono solo i terroni, vive tra i meridionali. Dovrebbero dargli la cittadinanza onoraria da Napoli in giù; anzi a Casoria, visto che i problemi sono iniziati da lì». E Feltri sottolinea un’altro aspetto: «Un partito come la Lega avrebbe dovuto fare pressione sul governo nazionale per ottenere vantaggi al Nord. Non fare parte di un governo nazionale».Di diverso avviso Albertini, che sogna il federalismo: «Ritengo sia una necessità, non solo per il Nord, ma anche per il Sud. C’è bisogno del federalismo per controllare il malcostume e gli sprechi nelle regioni meridionali. Perché obbligherà questi territori a tenersi sotto controllo. Ritengo una strada percorribile». Marco Tavazzi
s.bartolini
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