Alzare le tasse o sforare il patto di stabilità. Questo il dilemma con cui si trovano a fare i conti in questi giorni gli amministratori di Varese. E che è stato al centro di una riunione di maggioranza svoltasi ieri fino a tarda serata.
Oggetto della discussione, la possibilità di aumentare la pressione fiscale. In particolare l’aliquota Imu sulla seconda casa o la Tares.
Un confronto tra assessori ed eletti di Lega e Pdl, che s’è svolto nella sede del Carroccio di piazza Podestà, dove la giunta ha portato le possibili ricette per riuscire a far quadrare i conti, dopo che a livello nazionale è stato deciso che alcune città dovranno dare più soldi di quante ne ricevono al Fondo di solidarietà comunale. Tra queste, Varese, che rimane così “scoperta” di due milioni e 700mila euro.
E se i tagli alla spesa corrente hanno finora portato ad un risparmio di oltre 300mila euro, la strada è ancora lunga. E dal momento che la vendita di proprietà comunali e di azioni non risolve il problema, visto che sostiene il conto capitale e non quello la spesa corrente, sembrerebbe rimanere solo la possibilità di un aumento fiscale. Ma il Pdl si oppone.
Buona parte del partito di maggioranza relativa, infatti, non è d’accordo. E propone di sforare il patto di stabilità.
«Innanzitutto andiamo avanti a verificare quali altri spese possono essere tagliate – spiega il consigliere comunale – forse c’è ancora un margine d’azione. Dopodiché studiamo altre soluzioni. Se proprio alla fine non è possibile individuare altre modalità, allora è meglio sforare il patto di stabilità, piuttosto che aumentare le tasse ai cittadini».
Una posizione condivisa anche dal consigliere comunale . Quest’ultimo era stato propomotore della commissione spending review.
«Aumentare Imu o Tares significa dare la mazzata definitiva all’economia – dice Galparoli – allora è meglio sforare il patto di stabilità. Ai comuni che l’anno scorso hanno scelto di non rispettarlo, alla fine non è successo niente. Invece chi come Varese ha sempre fatto il primo della classe finisce per pagare anche per gli altri».
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