Nel giro di otto anni la sanità del Varesotto ha cambiato pelle. I numeri dell’Osservatorio epidemiologico di Regione Lombardia mostrano una riduzione significativa dei ricoveri tradizionali e delle giornate di degenza, accompagnata da una crescita costante delle attività in day hospital. Un’evoluzione che non è solo conseguenza della pandemia, ma il segnale di una trasformazione più profonda nel modo di curare e organizzare gli ospedali.
Nel 2024, nel territorio di Ats Insubria, sono stati registrati 128.411 ricoveri, pari al 14% dell’attività regionale, a cui si aggiungono 36.906 accessi in day hospital. Nel 2016 i ricoveri erano oltre 145mila, con un sistema ancora fortemente orientato alla degenza ordinaria. Già nel 2022, dopo la fase più acuta del Covid, si intravedeva un cambio di rotta, poi consolidato negli anni successivi.
Il baricentro resta Varese, che mantiene il ruolo di polo principale con numeri sostanzialmente stabili, ma con ricoveri mediamente più brevi. Anche Busto Arsizio tiene, pur con un ridimensionamento rispetto al passato. Più marcato il calo in altri presidi: Gallarate ha praticamente dimezzato i ricoveri rispetto al 2016, mentre Saronno registra una contrazione analoga sia nei ricoveri sia nelle giornate di degenza.
Nei presidi più piccoli emerge invece una trasformazione diversa. Ad Angera il day hospital è diventato centrale, arrivando a rappresentare circa la metà dell’attività complessiva. Anche Luino segue una traiettoria simile, con un peso crescente delle prestazioni senza ricovero prolungato. Diverso il caso di Somma Lombardo, che resta orientato alla degenza tradizionale e alla riabilitazione.
Il dato più significativo riguarda proprio la durata dei ricoveri. In tutte le strutture si registra una diminuzione delle giornate di degenza: un segnale chiaro di come la medicina ospedaliera stia privilegiando percorsi più rapidi e meno invasivi. Le cure si concentrano sempre di più su interventi mirati, con dimissioni anticipate e una maggiore integrazione con il territorio.
Parallelamente cresce il ruolo del day hospital, che negli ultimi anni ha registrato un aumento costante, arrivando a rappresentare una quota sempre più rilevante dell’attività sanitaria. Una scelta organizzativa che consente di ridurre i tempi di permanenza in ospedale e di ottimizzare le risorse, ma che richiede anche un rafforzamento dei servizi territoriali.
In questo scenario si inserisce anche la ripresa della riabilitazione, tornata a livelli stabili dopo il calo legato alla pandemia. Un indicatore importante, perché legato alla continuità delle cure e al recupero dei pazienti dopo eventi acuti.
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una rete ospedaliera in evoluzione: pochi poli principali concentrano le attività più complesse, mentre gli altri presidi ridefiniscono il proprio ruolo. Il confine tra ospedale e territorio si fa sempre più sottile, e la sanità si orienta verso modelli più flessibili, dove la degenza prolungata diventa l’eccezione e non più la regola.













