VARESE Il patron del Varese Antonio Rosati non ha voglia di parlare della sentenza sul calcio scommesse: esibisce il classico «no comment», rivelatore di delusione. «Pare purtroppo evidente – dice – che l’inchiesta federale non porterà a nessun clamoroso epilogo: il Varese rimarrà in serie B e non nascondo la mia indignazione. Sono proprio curioso di sapere come si chiuderà il procedimento penale parallelo a quello della federazione. Fra quattro o cinque anni conosceremo la verità, ma allora sarà troppo tardi».
Che cosa la rammarica di più?
Non fatemi dire altro, vi prego. Tengo soltanto a sottolineare che il Varese ha fatto di tutto per tutelarsi nelle sedi opportune: ma poi l’accusa ha smorzato le richieste di pena per i club implicati. E questo non può andar giù a una società come la nostra, totalmente pulita.
Preferisce parlare di calcio giocato?
Sì, anche se l’ultima amichevole è stata amara: abbiamo giocato alla pari con il Torino nel primo tempo, poi siamo calati, incassando una sconfitta immeritata. In ogni caso le partite d’agosto non coincidono mai con la realtà del campionato.
Chi arriverà, e quando?
Ho chiesto a Milanese ancora due pedine: sapete che manca un portiere, e anche in attacco potrebbe esserci qualche innesto. In questo momento il mercato appare troppo ingessato: mi dicono che gli affari migliori si concretizzano in chiusura, tra il 18 e il 31 agosto. Da imprenditore lo trovo assurdo, ma il calcio è fatto così.
L’intervista completa di Filippo Brusa sull’edizione de La Provincia di Varese di martedì 9 agosto
e.marletta
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