Roma, 24 gen. (Apcom) – Le divisioni emerse dai sindacati
confederali della scuola rispecchiano in pieno le strategie
intraprese dalle segreterie confederali: ieri, in occasione della
firma all’Aran del rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici,
sono riemerse in toto le posizioni contrapposte. Posizioni che
avevano avuto il via attraverso le scaramucce di fine estate dei
segretari generali, in particolare Epifani e Bonanni, prima in
occasione della vertenza Alitalia e poi con la proclamazione
dello sciopero proprio della scuola.
Sl fronte scuola si sono così ritrovate da una parte la Cisl e
la Uil, che assieme a Snals e Gilda hanno apposto la firma ad un
rinnovo che copre a malapena gli aumenti d’inflazione. Dall’altra
la Flc-Cgil che, preso atto dell’esiguità delle risorse messe sul
`piatto’ dal governo, avrebbe preferito prendere tempo ed
attendere l`esito di quel referendum tra i lavoratori che si
avvierà nei prossimi giorni.
Così nelle parole dei leader di comparto sono riemerse le
divisioni. “La firma del Contratto scuola per il biennio
economico 2007-2008 è motivata dalla convinzione che, alle
condizione date, le cui difficoltà sono a tutti note, risulta
realisticamente l`unico possibile”, ha fatto sapere Francesco
Scrima, segretario della Cisl Scuola.
Secondo Scrima quello firmato non è un contratto che vincola i
tanti lavoratori della scuola (tra docenti ed Ata oltre 1 milione
e 100mila) a lungo termine: si tratterebbe piuttosto di “un
contratto-ponte valido di fatto per il solo 2009, proiettato
verso il nuovo modello contrattuale triennale sul quale – ha
continuato il sindacalista – punteremo fortemente per dare
risposte significative alla categoria di cui ben conosciamo il
disagio e le legittime aspettative”.
Una posizione condivisa da Massimo Di Menna, segretario della
Uil Scuola.
Di tutt’altro avviso Domenico Pantaleo, segretario della
Flc-Cgil, per il quale sarebbe stato impossibile per il suo
sindacato “dare il suo avallo ad un contratto del tutto
inadeguato al reale costo della vita e al lavoro sempre più
impegnativo di oltre un milione di docenti e Ata”.
Cep
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