«Scusi, ma la Gioeubia per caso c’entra con il Barbarossa?»

BUSTO ARSIZIO Anche gli immigrati (dall’estero, come pure dal Sud) hanno osservato la Gioeubia. Senza nascondere lo stupore, anche se vivono in città da tempo.

La Gioeubia, si sa, è  una tradizione poco (o per niente) conosciuta al di fuori del Varesotto. Se domandi a un vicino legnanese cosa si brucia la sera dell’ultimo giovedì di gennaio nel cortile e nelle piazze dei propri “vicini” di casa, la risposta sarà fumosa. Ma anche a Busto Arsizio, città madre della festa popolare, non è poi così scontato  trovare chi è in grado di fornire la spiegazione corretta.

Soprattutto tra i pensionati emigrati dal Sud 30 anni fa. Ormai si sentono bustocchi a tutti gli effetti, ma sulle tradizioni e sui piatti tipici della loro città adottiva sono ancora poco ferrati. Capita così di sentirsi dire che «la Gioeubia è la rievocazione storica della battaglia contro Federico Barbarossa». «Polenta e brusciti? ne ho sentito parlare ma non li ho mai assaggiati»,  risponde un 60enne immigrato dalla Calabria che ammette di preferire la cucina casalinga della moglie, «è difficile staccarsi dai sapori della propria terra».

Anche gli stranieri arrivati da Paesi lontani, guardano i fantocci esposti in piazza Santa Maria, con grande curiosità. «È uno spettacolo divertente – esclama un giovane tunisino residente in città da 8 anni – credo sia un rito popolare, bello da guardare». 

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m.lualdi

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