“La Quiete non si tocca”. Nella bagarre che ha investito la clinica che finirà, di nuovo, all’asta il prossimo 29 luglio, con i dipendenti in stato di agitazione e senza stipendio da tre mesi, e una melina politica che non ha visto, sinora, decise discese in campo, la parola passa ai varesini. Passa di diritto a coloro che a quella clinica ricorrono per ragioni sanitarie e che non hanno alcun dubbio: “È un’eccellenza della nostra città. Abbandonarla sarebbe un crimine. Il servizio è ottimo, i tempi di attesa tutto sommato accettabili – spiega Emilio Tabucchi, pensionato di 69 anni – Con la bufera che periodicamente investe il pronto soccorso dell’ospedale di Circolo, adesso ci tocca anche questa. La verità è che Varese, o meglio la sanità varesina ma accade anche in altri settori, sembra non interessare a nessuno.
Della situazione Quiete i giornali scrivono da mesi. E adesso siamo al dunque e non posso credere che una città come la nostra, che un tempo sapeva attrarre grandi investimenti, lascia andare questa struttura senza battere ciglio”. La speranza è che il 29 luglio qualcuno si faccia avanti. “Sì ma qualcuno di serio – spiega Carla Mollina, 52 anni impiegata – Non conosco nel dettaglio la vicenda ma mi sembra di aver capito che questa per La Quiete sia la seconda volta. C’è stato un primo fallimento e adesso chi ha acquisito la struttura non avrebbe pagato il dovuto. La verità è che chi ci perde siamo noi. Noi cittadini che rischiamo di non poter più contare su una struttura che funzione. E parliamo di salute, non di caramelle”. In effetti la sintesi della vicenda è questa.
La clinica è stata inserita in un fallimento e acquisita da una nuova società. Che non ha però versato, entro i termini perentori stabiliti dal giudice fallimentare, i 9 milioni di euro dovuti. Ne sarebbero stati versati soltanto 900 mila. E oggi lo sfratto per La Quiete è esecutivo: venerdì scorso, ancora una volta, l’ufficiale giudiziario ha bussato alle porte della clinica. C’è chi ricorda “ma la sanità lombarda non era un’eccellenza italiana? E cosa stiamo facendo per mantenere questa eccellenza? – si chiede Renato Arduini, 45 anni, commerciante – Non ho visto queste grandi levate di scudi. Capisco il Comune: le elezioni sono terminate da poco. L’amministrazione è nuova. Ma Provincia e soprattutto Regione cosa stanno facendo?”.
Il punto è che Provincia e Regione non possono in alcun modo intervenire. “Nessuno chiede che partecipino all’asta – aggiunge Luigi Candalora, 72 anni pensionato – ma potrebbero farsi garanti, non so trovare una formula per vigilare che chi, e speriamo ci sia qualcuno, acquisirà La Quiete, sia in grado di tenerla in piedi. Di pagare il dovuto, di pagare i dipendenti. Sarebbe un buon investimento. Sono certo che una volta assestata la situazione la struttura porterebbe portare a dei guadagni. Il punto è evitare che cada in mani sbagliate. Vigilare che chi presenta offerte abbia di fatto tutte le carte in regola per poter mantenere la struttura”. Varese, quindi, chiede che La Quiete venga salvata. “Per la città che rischia di perdere un’eccellenza – conclude Marina Floris, 34 anni, commessa – Per i lavoratori. Medici, infermieri che sono preparati ed estremamente professionali. Per noi cittadini. Non è giusto che si debba vivere nell’incertezza. Ci sono persone che da anni si curano lì. Che vedono La Quiete come un punto di riferimento. Parliamo di salute. E di lavoro. Non dovrebbero essere due dei temi più importanti? Lavoro e salute dei cittadini non dovrebbero essere interessi primari della politica?”.













