Vado in vacanza e stacco il cervello, ma non la connessione internet. Anche a Ferragosto saranno migliaia i varesini che, durante una grigliata con gli amici, sotto l’ombrellone o ai piedi di una montagna, guarderanno con insistenza la posta elettronica.
Altrettanti si connetteranno a Facebook e Twitter, chi per postare le foto della giornata, chi per comunicare con gli amici. Il consiglio dei nostri esperti, invece, è quello di approfittare del Ferragosto per “darci un taglio” e riappropriarsi della propria vita.
«Il grande successo di facebook è stato quello di fondarsi su una parola magica che si chiama amicizia: è arrivato dopo la paura degli attentati dell’11 settembre, l’insicurezza sociale, la crisi dell’occupazione. È un mezzo tecnico che promette amicizia e compensa le paure della “realtà-reale” – spiega, sociologo varesino autore del libro “Società o comunità” pubblicato da Carocci – Nella realtà-virtuale si cerca quello che nella vita-vera non c’è più. Risultato? Siamo insieme, ma soli. L’essere connessi è diventato un dovere, ma da fare isolati».
Purtroppo l’abitudine di essere sempre connessi sta acquisendo i contorni della dipendenza patologica. Un’indagine condotta su 400 studenti milanesi mostra che il 15% dei ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni è web-dipendente. Ne soffrono anche gli adulti. Quelli di età compresa tra i 30 e i 40 anni si intossicano di giochi d’azzardo, social network, cybersex.
I pensionati si dedicano perlopiù all’info-surfing, ovvero alla ricerca continua e ininterrotta di informazioni. Affianco ai centri per l’individuazione della dipendenza (come Esc Team), ci sono addirittura alberghi che offrono la possibilità di parlare con esperti e provare a “disintossicarsi”. Ma, anche per i più motivati, potrebbe non essere semplice fare a meno del “campo” e della “rete” .
«La cosa importante è che i genitori non arrivino a mettere sotto chiave cellulari, tablet e computer – spiega , psicologo varesino esperto in adolescenti – Per i giovani la comunicazione virtuale è diventata una parte importantissima della vita, toglierla è come segregarli in una stanza chiusa».
«I genitori da una parte si accorgono che i figli esagerano, dall’altra anche loro cadono nell’eccesso. E così sequestrano computer, cellulare e tablet, sperando che sia sufficiente per risolvere il problema – continua lo psicologo – Le reazioni manifestate dai giovani a cui è stato tolto internet non sono mai state osservate prima. Si tratta di atteggiamenti aggressivi dettati da molta rabbia. Io dico sempre ai genitori che non è opportuno sequestrare gli strumenti, ma è fondamentale dare regole di utilizzo».
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