Stupri; Ispettori da pm Roma, presidente tribunale: tutto ok

Stupri; Ispettori da pm Roma, presidente tribunale: tutto ok


Roma, 27 gen. (Apcom)
– Il capo degli ispettori del ministero
della Giustizia, Arcibaldo Miller, a piazzale Clodio. A poche ore
di distanza dall’annunciata verifica annunciata dal guardasigilli
rispetto alla concessione degli arresti domiciliari per il
giovane indagato per lo stupro di Capodanno, a Roma, gli uomini
di via Arenula hanno acquisito gli atti prodotti dal giudice
delle indagini preliminari e dal pm. Questo passaggio potrebbe
permettere già in settimana, forse, una valutazione dei
provvedimenti e se dovessero emergere “abnormità”, allora gli
‘007’ potrebbero proporre al ministro di avviare una ispezione
oppure di esercitare l’azione disciplinare.

Dal canto suo il gip Marina Finiti, nota per essere un giudice
duro e inflessibile, non ha voluto rilasciare alcun commento.
Anche il pm Vincenzo Barba, dopo il breve incontro con Miller,
non ha voluto aggiungere nulla. Devono parlare le carte – si è
spiegato a piazzale Clodio – e nessun altro. Insomma, nella
cittadella giudiziaria, si ribadisce che non c’erano i
presupposti per tenere in carcere Davide Franceschini, 22 anni,
nessun precedente penale. Il fatto di aver confessato, sia
davanti al magistrato inquirente, che durante l’interrogatorio di
convalida del fermo disposto dal pm, ha fatto salvo l’indagato,
in questa prima fase, dall’ipotesi di inquinamento delle prove.
Il pericolo di fuga e di reiterazione erano, poi, “evitati” dalla
misura cautelare degli arresti domiciliari e dal dato
incontrovertibile che lo stupro è avvenuto sotto l’effetto di
stupefacenti e di alcol.

Nelle 13 pagine del provvedimento del giudice Finiti si spiega
questo e ci si sofferma sulle modalità della violenza, avvenuta
all’interno di un bagno chimico, di fronte un padiglione della
Fiera di Roma, nel corso della manifestazione ‘Amore 09′, la
notte dell’ultimo dell’anno. Ad un iniziale approccio, con
scambio di effusioni reciproche, è seguita l’azione cieca, che
non ha ascoltato il diniego fermo della ragazza. La richiesta dei
domiciliari per il giovane indagato, fornaio di professione, e
domiciliato a Fiumicino, è dovuta anche al fatto che dietro le
sue spalle c’è una famiglia capace di poterlo riportare sulla
retta via.

Il gip ha “valutato” le esigenze di custodia in carcere e le ha
ritenute “inesistenti”. Così ha detto il presidente del tribunale
di Roma, Paolo De Fiore. “Se il legislatore restringerà il potere
discrezionale allora applicheremo la legge nuova”. Il capo
dell’ufficio gip della Capitale, Carlo Figliolia, ha poi
aggiunto: “In ogni caso, bisogna sottolineare, che il giudice non
poteva andare oltre alla richiesta del pm come prevede l’articolo
291 del codice di procedura penale. La giurisprudenza lo ha
ribadito ripetutamente. E’ ormai pacifico”.

De Fiore ha spiegato: “Il giudice non deve mandare messaggi, ma
applicare la legge. Sbaglia chi chiede provvedimenti esemplari. I
tribunali che agiscono a furor di popolo non applicano la
giustizia. Ricordo a tutti che nel primo processo di piazza,
oltre duemila anni fa, fu condannato Gesù, che era innocente”. De
Fiore ha sottolineato: “La custodia cautelare non è l’antipasto
della pena, questa si sconta all’esito del processo, in caso di
condanna. Nel caso specifico il pubblico ministero aveva chiesto
i domiciliari, e secondo il codice, il gip non poteva inasprire
la misura”.

Il procuratore capo Giovanni Ferrara, ed il pm Barba, una volta
che saranno conclusi gli accertamenti tecnici sui vestiti
sequestrati a Franceschini e che lo stesso presumibilmente aveva
indosso quella sera, disporranno quasi certamente il giudizio
immediato. A quel punto la difesa potrebbe chiedere il rito
abbreviato, che garantisce comunque uno sconto di pena fino a un
terzo. Con la concessione delle generiche e le attenuanti della
collaborazione, lo stupro di Capodanno può portare ad una pena
bassa per Franceschini, che si potrebbe aggirare anche attorno ai
5 anni.

La ragazza diventata oggetto della violenza, attraverso il suo
legale, ha spiegato: “Farmi giustizia da me? Era soltanto uno
sfogo. Credo nella giustizia, che deve fare il suo corso.
Ringrazio tutte le forze dell’ordine e i magistrati per il lavoro
svolto in quanto soltanto pochi giorni fa l’autore di questo
gravissimo fatto era ignoto e senza il loro impegno non sarebbe
stato assicurato alla giustizia”. E poi ha sottolineato: “Non
importa che stia in carcere o ai domiciliari. Sarà punito per
quello che ha fatto e lo Stato saprà dare una risposta nei modi e
nelle forme previsti, e che possa servire come monito affinchè
non vengano compiuti altri fatti del genere”.

Intanto è in arrivo a Roma un nuovo giro di vite contro i campi
nomadi, annunciato dal prefetto della capitale, Giuseppe
Pecoraro, al termine della riunione del consiglio provinciale per
l’ordine e la sicurezza, alla quale hanno partecipato anche il
sindaco, Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio,
Piero Marrazzo, quello della Provincia, Nicola Zingaretti e il
questore, Giuseppe Caruso. Allo studio un piano in sei punti che
darà seguito al censimento realizzato dalla Croce rossa nei mesi
passati e che punta, in primis a “eliminare gli insediamenti
abusivi per espellere tutti coloro che non hanno diritto a
permanere sul territorio italiano e per trasferire nei campi
autorizzati coloro che, invece, hanno questo diritto”. Il
documento prevede anche “l’adozione di un nuovo regolamento per
gli insediamenti autorizzati”, oltre a un nuovo censimento, con
l’avvio di “un’azione in tutti i villaggi autorizzati gestiti dal
Comune di Roma, per una ricognizione degli aventi titolo a
permanere e per adeguare le strutture dei campi”. Per il prefetto
occorre poi “promuovere il tutoraggio dei diversi campi
autorizzati da parte di realtà della società civile in grado di
realizzare azioni volte alla viabilità, all’integrazione e alla
formazione professionale”. Infine si prevede, si legge nel
documento, il “trasferimento dei nuclei familiari più avviati
all’integrazione, presso comuni che aderiscono a progetti di
inclusione sociale”.

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