Roma, 2 mar. (Apcom) – “I risultati delle analisi sul dna,
svolte sinore, sono del tutto parziali. Per questo sono stati
disposti ulteriori approfondimenti e affidate consulenze
tecnico-scientifiche”. E’ chiaro il messaggio degli inquirenti
della Procura di Roma e degli investigatori della Squadra mobile
della Capitale, dopo una lunga riunione svoltasi negli uffici
della cittadella giudiziaria di piazzale Clodio. Rispetto
all’inchiesta sullo stupro della Caffarella “si va avanti” e non
ci si lascia impressionare dal responso negativo riguardo alla
parziale assenza di elementi biologici riconducibili ai due
indagati, Karol Racz, 36 anni e Alexandru Isztoika Loyos, 20.
Il pm Vincenzo Barba e il capo della Squadra mobile, Vittorio
Rizzi, avevano “d’iniziativa” avviato tutta una serie di
verifiche dopo la convalida del fermo dei due romeni, operata dal
gip Valerio Savio. E se per il dna per i risultati definitivi
bisognerà aspettare ancora qualche giorno, per i riscontri sui
telefonini utilizzati e tutte le altre “evidenze” bisognerà
aspettare ancora di più. Gli inquirenti si dicono poi “certi di
aver operato nel migliore dei modi”. L’impianto accusatorio, nel
suo complesso, resta in piedi. “Il riconoscimento di Loyos, da
parte dei due fidanzatini – si spiega – è un dato certo. Così
come la confessione del più giovane dei due romeni.
Quell’interrogatorio, davanti al pm, è stato videofilmato”.
Anche per questo il giudice delle indagini preliminari non ha
dato peso alla ritrattazione fatta in occasione
dell’interrogatorio di convalida nel carcere di Regina Coeli. Ed
anche i supporti riguardo all’alibi rappresentato da Racz non
avrebbero retto. Anche se sul punto, dalla Procura si raccomanda
cautela, sembrerebbe che nessuno si sia speso per aiutare Racz o
Loyos. Intanto, in settimana, si discuterà il ricorso davanti al
tribunale del riesame presentato dai difensori.
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