«Su di me tanti veleni, ora sono felice. Sindaco? Perché no. Ma con me vorrei…»

Paola Della Chiesa vola nel nostro sondaggio: «Vuol dire che ho fatto bene. Io e la Lega? È il passato»

Porta lo stesso cognome di quel che fu primo cittadino di Varese dal 1911 al 1914. Ex direttrice dell’Agenzia del Turismo di Varese, oggi è consulente d’immagine in cerca di marito e con tanta voglia di maternità. è seconda in classifica nel sondaggio sul sindaco ideale di Varese lanciato dal nostro giornale.

Per me è stata una sorpresa. Io di fatto non mi sono proposta ma sono state le persone, spontaneamente, a fare il mio nome. Certo che inorgoglisce, a maggior ragione dopo che sul mio conto se ne sono dette di ogni: vuol dire che qualcosa di buono ho fatto durante la direzione dell’Agenzia del Turismo e non è passato inosservato. Devo anche dire però che avevo altri progetti per il 2016. Volevo rimanere lontana dai riflettori e concentrarmi sulla mia vita privata: avevo programmato di sposarmi e di avere un figlio. Ora che mi ci fate pensare però, potrei anche coniugare le due cose e – perché no? – lanciarmi in questa avventura amministrativa.

Nel passato appunto. Se ripenso alla mia esperienza lavorativa devo dire che i progetti più importanti si sono fatti con persone di appartenenza politica diversa. Ho sempre lavorato bene con i singoli soggetti, al di là degli schieramenti. È innegabile che una persona a cui facevo riferimento era della Lega Nord (Dario Galli ex presidente della Provincia di Varese), ma quando è stato il momento di decidere le sorti dell’Agenzia, la Lega non ha levato gli scudi per difendere nessuno. Non rinnego niente, ma sono un po’ delusa.

La valuterei a prescindere che fosse di destra, centro o sinistra. Vorrei vedere un programma perché è su questo che si dovrebbe discutere. La politica dei partiti è un modello che non funziona più e io stessa non mi vedo collocata in nessun’area particolare.

Al primo posto metto sicuramente il lavoro. Bisogna creare opportunità per questo territorio e comincerei da dove mi sono fermata: dal turismo. Non mi piace quando i politici fanno tabula rasa di quello che hanno fatto i loro predecessori solo perché magari non stavano simpatici. Con l’Agenzia avevano fatto tanto per Varese e ancora adesso il turismo vive di rendita. Tutte cose che sono state interrotte buttando all’aria tempo e soldi investiti. Su tutti i progetti bisogna ragionare oggettivamente e valutare quelli positivi o negativi, a prescindere da chi li ha fatti.

Insisterei poi sul tema della sicurezza sul modello di Barcellona che è guidata da un sindaco donna che sta davvero facendo i miracoli. Mi impegnerei poi per dare un’immagine migliore di Varese che è bellissima ma appare triste e trascurata. E per farlo vorrei al mio fianco Maria Ida Piazza, con cui ho sempre lavorato bene e a cui affiderei lo sport.


Vorrei che Luisa Oprandi si occupasse di istruzione, Roberto Bof dei servizi sociali, Bambi Lazzati della cultura, Paolo Ambrosetti del turismo, Stefania Radman della comunicazione e lascerei Giuseppe Montalbetti alle Finanze perché sta facendo un ottimo lavoro.

Non mi pace assolutamente parlare di quote rosa, è svilente per una donna appellarsi a questo per occupare ruoli importanti. È anche vero che Varese è un po’ maschilista e provinciale e mi piacerebbe renderla un po’ più femminile e aperta. Sono legata alla mia città e al suo lago ma mi sento anche un po’ glocal. Ho vissuto tre anni all’estero e lavorato in una grande azienda come Whirlpool, credo quindi di avere un curriculum che parla da solo a prescindere dal fato di essere una donna.