– Due mesi sulla graticola non hanno sfibrato Stefano Malerba, che continua a far prevalere il suo senso civico, ribadendo la sua disponibilità a correre per Palazzo Estense. La candidatura a sindaco di Malerba, auspicata dal governatore della Lombardia Roberto Maroni, non ha però unito subito il centrodestra, ancora spaccato sul nome da indicare. Ma domani dovrebbe essere il giorno decisivo per fugare i dubbi e trovare l’accordo sul candidato.
Per ora non c’è nulla di nuovo rispetto a prima. Io ho offerto, come richiestomi da Maroni, la mia candidatura e non l’ho mai ritirata. Ci sono: vedremo con chi dialogare ma mi auguro che la soluzione arrivi presto e si possa formare una squadra capace e competente, in grado di vincere le elezioni. In questo senso, una corsa unita fra tutte le forze della coalizione facilita sicuramente le cose.
Sì: non provo neppure a giocare la partita se non penso di poterla vincere.
Anch’io, come Edo, che è un caro amico, non sono affine a quel modo di pensare. È una logica che mi sfugge ma questo è un vantaggio perché anche i cittadini fanno fatica a recepirla. Altri aspetti dei partiti sono positivi ma io credo che una corsa civica sia quello che la città si aspetta e vuole.
Con Bobo è da un po’ che non ci sentiamo. Sono in contatto con Giancarlo Giorgetti e ho fatto due chiacchiere amichevoli con il sindaco Fontana.
Abbiamo fatto il punto della situazione. Io non ho fretta e rimango in attesa che le logiche interne ai movimenti siano discusse e affrontate da chi deve farlo. Poi abbiamo parlato di cosa io mi aspetto e di che cosa lui si aspetta da me.
È stato cordiale anche perché Attilio è un ottimo amico. Ho ribadito che la mia candidatura è civica e dunque rimane esterna ai partiti ma è chiaro che per fare politica è necessario il confronto con loro.
Mi confronterò con ciascuno. Un sì a priori è difficile senza essersi seduti al tavolo, insieme, per un progetto condiviso sulla città.
Ho preso atto che il movimento della Lega Civica intende appoggiarmi e farò lo stesso discorso che farei se fossi il candidato di tutto il centrodestra, confrontandomi su idee e progetti. I Bavaresi hanno espresso in modo chiaro e pubblico il sostegno nei miei confronti e li ringrazio: anche con loro saprò conquistare la fiducia con idee e progettualità.
Il mio è un progetto civico vero e spero di andare a toccare le corde di tutta la coalizione e di tutti i cittadini. Per me non c’è differenza tra chi ha votato Lega alle scorse elezioni, oppure Sinistra Ecologia Libertà o Movimento Cinque Stelle. Punto a un consenso che sia il più trasversale possibile per risolvere i fatti concreti di Varese.
Sicurezza, aspetto economico e lavoro: tre temi che si declinano in infiniti punti e occorre fare i conti con le risorse di una amministrazione locale, in questo periodo non semplice a livello nazionale. Bisogna operare: non è più sostenibile uno stato sociale se i cittadini non ne diventano parte attiva. Occorre fare e dare qualcosa alla nostra comunità, altrimenti tutto diventa difficile. E questa è l’ottica con cui sono entrato in questa avventura. Spero che tanta altra gente diventi utile per il bene della città.
Dovreste chiederlo a Maroni: lui lo sa perché era un grande amico di mio cugino Massimo, che mi aveva battezzato così. Forse perché in gioventù ero un tipo selvatico e la Birmania era un Paese che mi affascinava.
Sono contento che il Comune abbia trovato una soluzione sulla questione di Filmstudio 90 (l’assessore Longhini ha messo a disposizione al cineclub la Sala Montanari per le proiezioni, ndr). Chiuderlo è stato un errore perché è un centro notevole per la cultura e io capito lì spesso, anche perché, se voglio vedere film rari e d’autore, quello è il posto giusto.













