Super batterio in corsiaAncora allerta al Circolo

Super batterio in corsiaAncora allerta al Circolo

VARESE Si chiama acinetobacter ed è tanto infido quanto coriaceo. È di fatti uno dei batteri responsabili di quelle che vengono chiamate «infezioni ospedaliere» e ha una caratteristica particolare: è molto resistente agli antibiotici, tanto è vero che ce ne sono pochi in commercio capaci di metterlo in scacco. Ebbene, a un anno di distanza dal primo blitz, l’acinetobacter è ricomparso nell’ultimo mese al Circolo di Varese, insediandosi nel reparto di terapia intensiva, quello dove i malati hanno le difese immunitarie maggiormente compromesse a causa della gravità delle patologie. Fino a oggi sembra che abbia colpito cinque pazienti ma, per contrastarne la diffusione (per la verità abbastanza rapida), in corsia i sistemi di sicurezza si sono alzati: mascherine, guanti e sistemi di isolamento o separazione dei malati sono solo alcune delle precauzioni assunte dai clinici guidati dal primario, dottor Giulio Minoja, in collaborazione con direzione medica di presidio, direzione strategica, Asl e primario delle malattie infettive, professor Paolo Grossi. Pare che ad aver riportato questo microrganismo responsabile

di infezioni di gravità non elevata oppure di colonizzazione in pazienti che ne diventano portatori sani, sia stata una paziente trasportata in via Guicciardini da un altro ospedale di fuori regione, all’incirca un mese fa. Oggi la donna è stata dimessa e sta bene. Gli altri malati sono tenuti sotto controllo ma a preoccupare sono le patologie che li hanno portati in rianimazione più che il virus. Contro il quale, tuttavia, non c’è da scherzare: ben noto alla letteratura medica e diffuso in molti reparti di terapia intensiva, richiede la massima allerta da parte dell’ospedale. «Stiamo attuando tutte le procedure necessarie per contrastare la diffusione del battere e sradicarne la presenza dal reparto» confermano il dottor Minoja ma anche il direttore generale dell’azienda ospedaliera, Walter Bergamaschi e il direttore medico di presidio, dottor Andrea Larghi, che spiega: «Non siamo preoccupati ma siamo molto attenti e teniamo strettamente sotto controllo la situazione». La capacità di diffusione, d’altronde, è alta, così come incisive sono le contromisure messe in atto.

s.bartolini

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