La videosorveglianza di piazza Repubblica si prepara a cambiare volto. Con la determina del 4 agosto, il Comune di Varese ha approvato lo schema di accordo con Area Spa per la realizzazione di un impianto di videosorveglianza ad alta risoluzione dotato di sistemi di analisi intelligente delle immagini.
Non si tratta quindi soltanto di installare telecamere più moderne. La novità riguarda soprattutto ciò che gli apparati potranno fare con le immagini raccolte: attraverso specifici algoritmi, il sistema sarà in grado di analizzare i flussi video e individuare situazioni o comportamenti ritenuti rilevanti, fornendo agli operatori segnalazioni su ciò che sta accadendo nell’area sorvegliata.
È un’evoluzione tecnologica che porta però con sé anche una questione particolarmente delicata: fino a dove può spingersi una telecamera nell’analizzare ciò che vede?
Dalla videosorveglianza all’analisi delle immagini
Il tema non è nuovo a Varese. Già nel 2024, proprio le telecamere di piazza Repubblica erano state al centro del confronto cittadino. Il Comitato per piazza Repubblica-Varese Centro aveva proposto di rendere disponibili online le immagini della videosorveglianza, con l’obiettivo di aumentare la percezione di sicurezza e l’effetto deterrente.
All’epoca, il principale ostacolo era rappresentato dalla tutela della privacy.
Oggi il dibattito si sposta però su un livello differente. Il punto non è più soltanto chi possa vedere le immagini registrate, ma anche quali informazioni un sistema automatizzato possa ricavare da quelle immagini.
Nell’accordo approvato dal Comune viene infatti prevista la possibilità per il sistema di analizzare le riprese e di individuare in tempo reale comportamenti considerati rilevanti, arrivando a “determinare la presenza di soggetti attenzionati”.
Una formulazione che apre inevitabilmente il capitolo dell’eventuale identificazione delle persone, anche se analisi automatizzata delle immagini e riconoscimento biometrico non sono necessariamente la stessa cosa.
Il nodo dei dati biometrici
La distinzione diventa particolarmente importante quando entrano in gioco i dati biometrici, come quelli ricavati dal volto di una persona.
Un sistema di intelligenza artificiale può, per esempio, essere utilizzato per riconoscere una determinata situazione, individuare un comportamento anomalo o segnalare un evento che richiede l’attenzione degli operatori. Diverso è utilizzare la tecnologia per identificare una persona attraverso caratteristiche biometriche.
È proprio su questo terreno che la normativa europea impone limiti particolarmente stringenti.
L’AI Act europeo disciplina infatti in maniera rigorosa l’impiego dell’identificazione biometrica a distanza e in tempo reale negli spazi pubblici da parte delle forze dell’ordine. Le possibilità di utilizzo sono circoscritte a specifiche situazioni e sono previste autorizzazioni, condizioni e garanzie proprio per evitare che strumenti di questo tipo si trasformino in forme di sorveglianza generalizzata.
Il progetto di Varese e la valutazione d’impatto
Il Comune avrebbe già affrontato il tema della protezione dei dati attraverso l’approvazione della valutazione d’impatto sulla protezione dei dati relativa al nuovo sistema.
Negli atti viene descritto un impianto dotato di algoritmi di intelligenza artificiale destinati all’analisi dei flussi video. La documentazione contempla inoltre anche l’eventuale utilizzo di tecnologie capaci di rilevare dati biometrici.
Proprio per questo, prima dell’eventuale utilizzo operativo di tali funzionalità, è previsto un ulteriore approfondimento sulla conformità del sistema alle disposizioni dell’AI Act.
Un passaggio tutt’altro che secondario, perché stabilisce una distinzione fondamentale tra ciò che la tecnologia può essere tecnicamente in grado di fare e ciò che, invece, può essere effettivamente utilizzato nel rispetto della normativa.
Piazza Repubblica come banco di prova
Il progetto trasforma quindi piazza Repubblica in un vero banco di prova per la nuova generazione di videosorveglianza.
Le telecamere non si limiteranno più necessariamente a registrare ciò che accade: potranno analizzare i flussi, individuare determinati eventi e comportamenti e attirare l’attenzione degli operatori sulle situazioni considerate meritevoli di verifica.
È un passaggio che può rendere più efficace il controllo del territorio, ma che porta inevitabilmente con sé nuove domande sul rapporto tra sicurezza, tecnologia e tutela della privacy.
La formula dei “soggetti attenzionati”, contenuta negli atti, è proprio uno degli elementi che richiede maggiore chiarezza. Il punto centrale sarà infatti stabilire concretamente quali caratteristiche il sistema sarà chiamato a rilevare, quali dati verranno trattati e con quali modalità, soprattutto nel caso in cui entrassero in gioco informazioni biometriche.
La nuova videosorveglianza di piazza Repubblica rappresenta dunque qualcosa di più di un semplice aggiornamento tecnologico. È il passaggio da telecamere che mostrano ciò che accade a sistemi capaci di interpretare automaticamente le immagini. E proprio per questo, mentre la tecnologia diventa più sofisticata, diventano altrettanto importanti i confini entro i quali potrà essere utilizzata.













