«A Varese si riflettono le preoccupazioni nazionali: ogni cambio di assetto su Telecom ha portato problemi non indifferenti ai lavoratori. E questa volta la paura è seria, perché non c’è, e non c’è mai stata, una volontà politica precisa e consapevole del futuro di una delle aziende più cruciali del Paese».
I sindacalisti varesini che seguono i dipendenti Telecom sono pronti a dar battaglia ai nuovi vertici spagnoli dell’azienda. Perché, dicono, hanno paura che il disastro occupazionale della privatizzazione si ripeta.
«Nel 1997, prima della privatizzazione, i dipendenti varesini di Telecom erano circa 900 – dice Renzo Dalle Fratte, incaricato Cisl per la Telecom varesina – oggi sono 300. La maggior parte di loro è a Varese. Poi c’è da tenere conto dell’indotto, che occupa un altro centinaio di addetti». I seicento dipendenti persi negli anni, spiega Maurizio Manfredi di Uil Varese, «sono stati lasciati a casa tramite accordi sindacali: mobilità, prepensionamenti. Si è cercato di ridurre al minimo i danni di una politica aziendale che ha puntato al risparmio quasi solo sui costi del lavoro».
Oggi la situazione non è comunque rosea nemmeno per i trecento dipendenti rimasti: «Un terzo di loro sta lavorando con il cosiddetto “contratto di solidarietà” – dice ancora Manfredi – lavorano un po’ meno e con uno stipendio più basso anche del 9%, pur di mantenere il posto di lavoro».
Una situazione che da agosto 2013 sembrava in miglioramento, perché i dodici dipendenti della sede di Busto Arsizio sono tornati a tempo pieno dopo tre anni di part time forzato. Lo scorso marzo ai sindacalisti è stato presentato un piano industriale che garantisce lo status quo fino almeno alla fine del 2014. Ma non tutto è come sembra, spiega ancora Manfredi.
«Da quando si è fatta avanti Telefonica, tutto quello concordato a marzo pare sul punto di saltare. Ora sembra che il piano industriale non sia mai esistito, e le voci che ci arrivano parlano di tagli e chiusure. Nel nostro territorio la sede più a rischio sarebbe proprio quella di Busto». Dodici dipendenti appena rientrati a lavorare a tempo pieno, dunque, dovranno probabilmente scegliere tra perdere il lavoro o essere spostati. Non è ancora definito nulla, però, e proprio questa situazione di incertezza a far temere il peggio.
A Varese, poi, la preoccupazione è sempre più forte, come dice Roberta Tolomeo di Slc-Cgil: «Il nostro territorio ha già subito abbastanza perdite dal punto di vista occupazionale. Husqvarna e Usag sono solo gli ultimi esempi: Telecom ha avuto un processo più graduale, ma il rischio che con quest’ultimo passaggio di proprietà ci sia una nuova impennata di esuberi è concreto»
Varese
© riproduzione riservata













