Terremoto in consiglio a VareseLa Lega tradisce Fontana

VARESE Doveva essere una seduta tranquilla, ordinaria amministrazione. Invece il colpo di scena ha sparigliato le carte sul tavolo poco prima di mezzanotte, portando il sindaco a minacciare le dimissioni. Niente di meno, visto che la Lega, il suo partito, gli ha votato contro. L’aggregazione di Aspem in A2A è stata bloccata: il procedimento affossato dal voto della Lega, che ha approvato un emendamento del Pd, a firma di Emiliano Cacioppo, dove si impedisce al sindaco si sottoscrivere il contratto. In poche parole, la crisi è aperta e Attilio Fontana, primo cittadino lumbard, non ha ancora deciso se rassegnare o meno le dimissioni che, a caldo, ha minacciato. A caldo, e rinunciando al bon ton che lo contraddistingue, un «andate a quel paese» lo ha volentieri gridato contro i suoi consiglieri. Aggiungendo: «Ditemi se devo restare nella Lega con voi che mi votate contro» e «adesso io mi dimetto». È su quest’ultima frase che è calato il sipario sul consiglio comunale, ovviamente non prima che i lumbard abbiano cercato di giustificarsi: «È stato un errore di voto – spiega il capogruppo Sergio Ghiringhelli – C’era confusione, non è stato ben capito l’indirizzo di voto e abbiamo sbagliato, ma non si tratta di un problema insormontabile». Ma se il problema di natura amministrativa verrà risolto in una nuova seduta prima di Natale (il 23), Ghiringhelli ha deciso comunque di prendersi le proprie responsabilità. «Mi dimetto da capogruppo» ha urlato in consiglio. E il giorno dopo ha mantenuto la promessa: ieri la lettera è stata protocollata nella segreteria del consiglio. «Che serva da lezione – commenta – È stato un errore, ma mi prendo lo stesso la responsabilità. Mentre tutti gli altri non lo fanno mai». Una frecciata ai vertici leghisti? «Sto parlando in

generale» è la risposta. Ma è chiaro che c’è dell’altro. Se il voto viene giustificato come un errore anche dal segretario cittadino Fabio Binelli, le fratture nel Carroccio scricchiolano già da tempo. I consiglieri si sono lamentati più volte della mancanza di democrazia nelle scelte. E, poi, si avvicina il congresso provinciale e la lotta per i delegati è iniziata: un segnale?Secondo il capogruppo dell’Udc Ennio Imperatore, sì: «Anche questa volta l’Udc ha dimostrato di non essere inaffidabile, inaffidabile forse è qualche altro personaggio della maggioranza: non voglio accusare la Lega in sé, ma qualche suo esponente. Il voto non può essere stato un errore, da un politico di lungo corso come Ghiringhelli una cosa del genere è inammissibile. Si tratta probabilmente di qualche cosa meditata in precedenza o di personalismi di alcuni uomini della Lega che, comportandosi così, fanno un danno alla città». Fino a poco tempo prima, la Lega diceva lo stesso dell’Udc. La ruota gira. Ma è vero che nel Carroccio si è riaperto lo scontro tra le due anime che abitano nella città giardino: i “giorgettiani”, che rivestono tutte le cariche più importanti, e in città hanno entrambi gli assessori comunali, e i “moderati”, più vicini a Maroni, che si trovano in posizione subalterna. La lotta contro l’area laica di Fi li aveva compattati, adesso, forse, si stanno riaprendo le ferite. Forza Italia smorza i toni. «Si è trattato di un errore – dice il segretario Aldo Colombo – se si pone rimedio in fretta al provvedimento di aggregazione, per noi l’incidente è chiuso». Meno cordiale il capogruppo Roberto Puricelli: «Di errore si è trattato, ma si prendano le proprie responsabilità. Per noi le cose possono andare avanti, ma i leghisti devono garantire la loro fedeltà alla giunta».Marco Tavazzi

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