Sarà il dna a stabilire la verità al di là di ogni ragionevole dubbio.
Così ieri ha deciso il gup varesino autorizzando un doppio prelievo in sede di udienza preliminare: un militare del Ris di Parma ha raccolto un campione di saliva dall’accusa e un campione di saliva della vittima. Sul banco degli imputati albanese di 32 anni accusato di una violenta rapina consumatasi nel gennaio del 2012 in una villetta di via Benaco.
Secondo l’accusa sostenuta dal pubblico ministero l’uomo con un complice rimasto ad oggi ignoto sarebbe entrato in quella casa a caccia di denaro e preziosi convinto di trovarla vuota. Così non è stato però: quella sera nell’abitazione era presente il figlio adolescente dei proprietari, di soli 16 anni.
Il complice di Ademi lo avrebbe immobilizzato mentre l’altro frugava in ogni dove. Il ragazzo avrebbe tentato una reazionee Ademi lo avrebbe picchiato fino a rompergli uno zigomo a pugni.
Il ragazzino, però, ha riconosciuto l’uomo in mezzo a decine di foto segnaletiche e l’albanese, arrestato a Verona per altra causa, si è ritrovato a processo anche a Varese. La strategia difensiva è chiara: seminare dubbi sull’identificazione fornita dalla vittima. Nel pestaggio però si sarebbe ferito anche l’aggressore: sui vestiti della vittima c’erano infatti tracce di due diversi gruppi sanguigni. Il dna toglierà ogni dubbio. Si torna in aula il 9 luglio.
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