– La grande maggioranza dei lavoratori, soprattutto quelli che guadagnano meno di 20mila euro l’anno, intenzionati ad aderire alla proposta di inserire il loro Tfr in busta paga? È quanto sostiene una ricerca compiuta da Spinlight Counseling, una società di outplacement che ha intervistato oltre 200 responsabili delle risorse umane di aziende medio-grandi della Lombardia.
I sindacati della provincia di Varese invitano alla prudenza, perché in base ai primi dati, seppure molto parziali, in loro possesso, la situazione sarebbe diversa.
Secondo la ricerca, in Lombardia, il 70% dei dipendenti che ha una retribuzione annua entro i 20mila euro aderirà alla proposta di inserire il Tfr in busta paga. Questa percentuale scende al 50% per i lavoratori che guadagnano tra i 20mila e i 30mila euro annui e crolla al 10% per chi guadagna più di 30mila euro.
È evidente che chi ha bisogno di soldi subito, perché ha uno stipendio basso, cerca di avere nuove risorse tramite l’operazione Tfr, con però conseguenze potenzialmente gravi sul futuro e sulla previdenza complementare. Proprio quest’ultimo è uno degli aspetti che preoccupa maggiormente i rappresentanti dei lavoratori della nostra provincia.
«La scelta, che è personale, sarà determinata anche dal tipo di contratto e dall’età del lavoratore – premette Gerardo Larghi, segretario della Cisl dei Laghi – I dati e le sensazioni che abbiamo noi sono diversi rispetto a quelli di questa ricerca, e dico per fortuna, perché è un grave azzardo sul domani».
Il leader della Cisl fa un paragone che chiama in causa il Governo. «Prendere oggi il Tfr in busta paga è come giocare in borsa, perché cerchi il guadagno immediato senza preoccuparti del domani – afferma Larghi – Il Governo non può agevolare questo tipo di scommessa».
A rischio anche la sopravvivenza della previdenza integrativa, introdotta con la riforma del 1995. «Rischiano di pagare caro sia i lavoratori, soprattutto i più giovani, che le aziende che non hanno i soldi per versare i Tfr: l’unico che non paga è lo Stato – conclude il leader sindacale – Questo non vuol dire rilanciare, ma drogare l’economia».
Preoccupata anche la Cgil: «Abbiamo altri dati rispetto a quelli della ricerca – sottolinea Umberto Colombo, segretario della Cgil Varese – siamo preoccupati del venir meno della copertura previdenziale integrativa e ci preoccupano molto i problemi salariali e la perdita di potere d’acquisto di molti lavoratori. Capisco le necessità del presente, ma bisogna pensare anche al futuro, e qui si rischia di avere dei nuovi poveri domani. Il Governo deve pensare al futuro dei giovani di oggi».













