VARESE Centinaia di appassionati, e alcuni fra i critici musicali più conosciuti, si sposteranno dal Nord al Sud Italia per la seconda tappa del “The Innocent Ones Tour” di Willie Nile. Varese, allora, sarà un po’ come il Greenwich Village, il tempio sacro della rivoluzione musicale e sociale che quarant’anni fa infiammò l’America, grazie al chitarrista del New Jersey e della sua band ispano-statunitense: Johnny Pisano al basso, Frankie Lee alla batteria e Jorge Otero
alla chitarra solita. Il cantautore di Buffalo – di scena venerdì 9 aprile, alle 22, al Miv Live Café (ingresso libero) per la rassegna “Out of Borders” di Gianni Beraldo; in apertura il set acustico del duo composto da Lorenzo Bertocchini e Alessandro Talamona – è, nelle parole di Lucinda Williams, “un grande artista. Se ci fosse un po’ di giustizia a questo mondo, dovrei aprire io i suoi concerti e non il contrario”.
Per uno come Nile, sin dagli anni Ottanta indicato dalla critica come un nuovo Bob Dylan o un altro Bruce Springsteen, i complimenti non sono mai mancati: da Lou Reed a Little Steven. E lui, con l’atteggiamento serafico di chi si è laureato in filosofia all’Università di Buffalo, definito dai suoi fan “one-man Clash” (per ricordarne l’ammirazione nei confronti del chitarrista del gruppo inglese: Joe Strummer) e da sempre attratto da Patti Smith, dai Ramones e dai Takling Heads, con il primo disco è già in grado di strappare alla critica un’ammissione solenne: “Uno fra gli album folk-rock più entusiasmanti dai tempi dei Byrds”. Da allora sono passati trent’anni, ma Nile è rimasto ciò che era secondo il New York Times: “Qualche volta, anche se è raro, il tempo sembra produrre un artista che è, nello stesso tempo, un iconoclasta e un’espressione quasi perfetta delle correnti contemporanee”. Carismatico, appassionato, entusiasta, Nile è un uomo di spirito: le sue performance dal vivo sono leggendarie e la bellezza delle sue canzoni sembra sia in grado di commuovere anche la roccia. Perché, disse il critico Jay Cocks in occasione della pubblicazione di Streets of New York, “i brani che scrive e suona portano il mito, la magia, il pericolo, la tristezza e l’amore di questa città. E’ rock’n’roll al suo meglio”. O, come dichiarò l’autore, “le mie canzoni d’amore alla città”.
Andare oltre sembrava fosse difficile, eppure Nile ci è riuscito con House Of A Thousand Guitars, registrato nel 2009 e dedicato alla memoria del fratello John. Lo stesso che ascolteremo a Varese da questo ragazzaccio irlandese e cattolico, cosmopolita, innamorato del mondo e delle persone. Soprattutto, uno fra i più dotati cantautori che hanno saputo emergere dall’intricata scena musicale di
New York senza perdere fascino, spontaneità e onestà artistica. Così le mille chitarre esplorano un mondo sincero, fatto di sentimenti e pozzanghere emotive, di genuinità e risentimento per tutto ciò che l’uomo, invece di preservare, distrugge e mortifica. Perché quando Nile sconfina nel sociale, anche se lo fa con vena satirica, è pericoloso e inclemente. Davide Ielmini
v.colombo
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