VARESE Erano tanti i lavoratori delle fabbriche, dei cantieri, del settore pubblico, del commercio, i pensionati, scesi in piazza venerdì mattina per lo sciopero generale della Cgil che ha colorato di bandiere rosse il centro di Varese. Circa tremila persone (2500 secondo la stima della polizia, oltre 5 mila secondo il sindacato) hanno chiesto interventi urgenti sul reddito, sugli ammortizzatori sociali, sulla protezione dei più deboli, anche gli immigrati, perché non siano i lavoratori a pagare gli effetti più pesanti della crisi.Il corteo è partito alle 10 da piazza Repubblica, dove i manifestanti erano arrivati da tutta la provincia, con
mezzi propri o pullman messi a disposizione dell’organizzazione. C’erano rappresentanti di tutte le grandi fabbriche del territorio (90% di adesione alla Whirlpool, 65% alla Tenova, 60% alla Usag, 55% alla Lindt, 50% alla Prealpi). Tra le bandiere e gli slogan si riconoscevano le sigle dei muratori, dei lavoratori di iper e supermercati, dei bancari. Nel corteo c’erano i precari della Provincia, gli insegnanti seguiti dagli studenti, il coordinamento immigrati e in coda i lavoratori della Croce Rossa. Per un’ora e mezza, il traffico del centro è andato in tilt, mentre il trasporto pubblico si è fermato per consentire il passaggio della manifestazione.
In piazza Podestà, sono iniziati i comizi preceduti da un minuto di silenzio in ricordo dei recenti morti sul lavoro. «Erano anni che non si vedeva una manifestazione di questo livello a Varese» ha detto dal palco Franco Stasi, segretario generale della Cgil, prima di lasciare che i rappresentanti delle diverse categorie illustrassero il “piano anti-crisi” del sindacato. Spazio anche a qualche frecciata: «Ringraziamo il comune per averci comunicato solo 24 ore prima che avremmo dovuto montare noi il palco – ha affermato Stasi – A Bonanni che ci accusa di “abbaiare alla luna”, rispondiamo che è meglio farlo con migliaia di persone in piazza, piuttosto che dover spiegare in fabbrica i motivi di un accordo separato. Manifestiamo per la difesa dell’occupazione, del salario, ma anche dei diritti costituzionali contro certi rigurgiti antifascisti emersi in questa provincia».
Sul palco si parla di defiscalizzazione dei salari, interventi sulle pensioni, estensione degli ammortizzatori sociali ai precari e lotta ai tagli indiscriminati: «A Varese abbiamo circa 400 precari a rischio tra sanità e enti locali – dice Manuela Vanoli, segretario della Funzione pubblica della Cgil di Varese – più i tagli del personale docente». Uno degli esempi della crisi è il caso Whirlpool, che negli stabilimenti varesini ha annunciato
oltre 400 tagli. La Cgil chiede attenzione anche per gli immigrati, che non hanno diritto alla social card e con la crisi rischiano di essere penalizzati due volte: «Temiamo diventi il pretesto per alimentare una nuova caccia alle streghe – dice Jacques Amani, responsabile dell’ufficio politiche migratorie della Cgil – Chiediamo la sospensione della Bossi Fini, perché perdendo il posto di lavoro perderebbero anche il permesso di soggiorno».Piero Orlando
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