Treni: la Svizzera paga per Varese È l’Italia che per noi non ha soldi

Treni: la Svizzera paga per Varese 
È l’Italia che per noi non ha soldi

Ecco la cura del “ferro” transfrontaliero per far uscire Varese dall’isolamento infrastrutturale. Ma la Svizzera paga e realizza le opere, l’Italia resta indietro e non ha fondi a sufficienza. Rfi ammette: «I 120 milioni per il corridoio di Luino sono per le opere di adeguamento, non per quelle compensative». Il territorio è pronto alle barricate: «Non transigiamo, le mitigazioni sono indispensabili» annuncia il commissario della Provincia .

Ieri al convegno organizzato dall’Associazione Alta Capacità Gottardo nella sede della Camera di Commercio, il quadro sulle infrastrutture ferroviarie transfrontaliere ha delineato grandi speranze per il futuro per la provincia di Varese.

La Arcisate-Stabio e il corridoio da quattro metri sulla Luino-Gallarate potranno consentire la creazione di una sorta di «metropolitana regionale», come fa notare , delegato per il Ticino delle Ferrovie Federali Svizzere, in grado di collegare sistematicamente Locarno, Bellinzona, Lugano, Varese e Como. È un’opportunità che dobbiamo saper cogliere tutti insieme, da lasciare alle generazioni future».

Condizioni, per , presidente di Alta Capacità Gottardo (l’associazione che fu promotrice del collegamento Arcisate-Stabio), «in grado di rompere lo storico isolamento di Varese, città dove le autostrade e le ferrovie si fermano, e di realizzare il vecchio sogno della “pedemontana”

Il commissario di Villa Recalcati aggiunge che «le infrastrutture di collegamento della Regio Insubrica daranno un’identità socio-economica a questo territorio». Un quadro molto positivo, se non fosse che i dubbi e le certezze dal lato italiano sono un macigno che rischia di mettere in discussione tutto.

Per esempio sul corridoio di Luino ci sono i 120 milioni di euro messi dalla Confederazione Elvetica ma «quei soldi servono per l’adeguamento del corridoio da quattro metri» e non per le opere compensative chieste a gran voce dai sindaci del lago Maggiore e ribadite ieri al convegno.

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