Truffa delle supercar in aula Il “dottor Colombo” patteggia

Truffa delle supercar in aula
Il “dottor Colombo” patteggia

Truffa delle supercar: il falso “dottor Colombo” chiede di patteggiare a tre anni e sei mesi. Prima udienza ieri davanti al gup di Varese Stefano Sala per i 42 indagati nell’ambito della maxi indagine condotta da guardia di finanza e polizia stradale.

Indagine che nell’aprile scorso portò all’arresto di sette persone (e alla denuncia di altre 35) in seguito a una maxi truffa ai danni di concessionarie e società di leasing fruttata ai coinvolti quasi tre milioni di euro.

Ieri mattina davanti al giudice per le udienze preliminari c’erano tutti anche , 42 anni di Varese con precedenti specifici, e , 55 anni di Bardello, colletto bianco che preparava le carte per ottenere i finanziamenti.

Il meccanismo di truffa, che andava avanti almeno da un anno, era semplice: Calandro e Colombo chiamavano società di leasing spacciandosi per il sedicente “dottor Manuel Colombo, commercialista di Bergamo”, che sulla carta rappresentava sempre un manipolo di discreti quanto ricchissimi investitori pronti ad acquistare una flotta di auto di lusso. Non si scendeva mai al di sotto di Porche o Bmw: auto che al minimo valevano sui 70, 80 mila euro.

In un caso era stato tratto persino l’acquisto di uno yacht da 350 mila euro. Secondo il pubblico ministero , che ha coordinato l’inchiesta, quando la finanziaria o la società di leasing si mostrava interessata venivano creati profili ad hoc di sedicenti ricchi compratori.

A quel punto entrava in gioco Collini: falsi estratti conto, false buste paga, falsi contratti di lavoro. In alcuni casi anche false identità; in altri teste di legno utilizzate come presta nome che poi veniva saldate per il servizio con un paio di migliaia di euro e si ritrovavano intestatari di leasing per milionari.

Oltre il confine svizzero

Stilato il contratto la società del falso dottor Colombo pagava un paio di rate, giusto per avere il tempo di prendere l’auto e farla sparire (quasi sempre oltre il confine Svizzero), quindi si volatilizzava lasciando debiti per decine di migliaia di euro.

Il gioco non poteva andare avanti all’infinito: gli inquirenti hanno stretto le maglie arrivando ad individuare tutti (anche con intercettazioni) sequestrando 28 auto di lusso, parte del ricco parco di supercar messo insieme dalla banda.

Con Collini, che ha chiesto di patteggiare a tre anni e sei mesi, altri nove indagati hanno già trovato l’accordo con il pm.

Altri dieci hanno chiesto ieri di patteggiare, in quattro, tra cui Calandro hanno chiesto l’ammissione all’abbreviato, i restanti 18 affronteranno il dibattimento in caso di rinvio a giudizio. Il 30 settembre si torna in aula: il gup in quella sede definirà tutte le posizioni.

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