– Varese città dell’orgoglio gay. Il vento del cambiamento ha iniziato a soffiare anche alle nostre latitudini, dopo che per troppo tempo nella Città Giardino è stato difficile parlare di diritti per le persone omosessuali. Non solo il 18 giugno Varese ospiterà il primo Gay Pride nella storia della città. Ma dopo quindici anni di assenza riaprirà anche l’Arcigay. Il terreno per i diritti civili è ormai pronto anche a Varese, che si sta dimostrando molto più aperta e progressista di come nella mentalità comune viene dipinta.La presentazione ufficiale del
Varese Pride ha avuto luogo al Salotto di viale Belforte sabato sera alle 22. Non un luogo a caso, ma il locale gestito da , definito dallo stesso proprietario un luogo “eterofriendly”. Ovvero dove tutti sono accettati, coppie gay e coppie etero. Una presentazione assolutamente colorata, quella del Varese Pride, perché lo spirito è proprio questo: levarsi di dosso il grigiore di una mentalità chiusa e aprire le porte al cambiamento che porta al riconoscimento dei diritti civili di tutte le persone che fanno parte della comunità del nostro Paese.
E proprio per ribadire il fatto che si tratta di una battaglia per l’uguaglianza, una battaglia di civiltà, i promotori del Varese Pride hanno chiesto il patrocinio sia al Comune che alla Provincia di Varese. «Abbiamo inviato la richiesta per il patrocinio ai due enti» ha annunciato , portavoce di Insubria Lgbt, tra i promotori del Pride. Adesso sono in attesa di risposta. Ma non è l’unica novità annunciata durante la serata. A breve, infatti, a Varese riaprirà l’Arcigay, che da quindici anni non ha più una sede, e nemmeno una rappresentanza a livello locale. «Ho preso accordi proprio in questi giorni con il segretario nazionale di Arcigay, » ha aggiunto Boschini. Qualcosa, dunque, si muove.
E non è certo poco. Dopo anni di “oscurantismo”, Varese si sveglia. Sul Pride, Boschini ribadisce: «Portarlo a Varese nasce anche dall’esigenza di far conoscere questa manifestazione, in una città tendenzialmente più restia alle diversità. Si tratta quindi di far vedere che è una manifestazione normale, fatta da persone che rivendicano i propri diritti».
E su questo punto incassa il sostegno di Vito Lionetti, che ha ospitato la presentazione di sabato sera. Accanto a lui i suoi più grandi amici da una vita e . «È stata una serata divertente e propositiva – ha detto Lionetti – come aveva già spiegato a suo tempo, ovvero a giugno scorso, quando era stata lanciata la prima volta l’idea di organizzare un Pride a Varese, ribadisco che darò tutto il mio appoggio a chiunque si fosse speso per portare qui questa manifestazione. Gli organizzatori hanno tutta la mia stima e il mio appoggio incondizionato. E sono a disposizione per aiutarli».
«L’evento potrebbe dare una svolta alla cultura varesina. Sono molto più che soddisfatto di quello che sta venendo costruito: anche riportare l’Arcigay a Varese è un passo in avanti, dal momento che oggi manca completamente un punto di riferimento sul territorio. Ben venga il sostegno quindi dell’Arcigay nazionale. È giunto il momento che si finalmente si riattivi qualcosa». La battaglia per i diritti civile entra quindi nel vivo anche nella nostra città. Anzi, rispetto a molte altre realtà lombarde, Varese sta dimostrando di essere più avanti. Il movimentismo che si è creato attorno ai diritti gay, ma anche ai diritti delle coppie di fatto eterosessuali, sta crescendo e portando la città a confrontarsi con quelle che oggi sono le esigenze della società.
E di fronte alle quali non si può far finta di niente, ma occorre dare una risposta. Sembrano lontani i tempi, e sono passati solo pochi anni, da quando nel 2012 l’associazione L’Albero di Antonia aveva promosso la proposta di istituire anche a Varese il registro delle coppie di fatto all’anagrafe. Una proposta di cui si erano fatti portavoce i consiglieri comunali dell’opposizione, centrosinistra più Movimento 5 Stelle, ma che era stata bocciata dal centrodestra. Il tutto senza che scattasse quasi nessuna protesta. Tutto si era consumato all’interno del Palazzo. L’opinione pubblica era ancora sopita. Oggi, invece, la battaglia si conduce innanzitutto nella società.













