VARESE Trenta parcheggi subito, altrettanti tra quindici giorni, e soprattutto tra venti giorni circa il ritorno alla chiusura di via Morosini.
È l’effetto immediato o quasi dell’ingombrante e tormentato cantiere delle Ferrovie Nord di viale Milano che finalmente si prepara a chiudere i battenti. La gente, intanto, sta a guardare cosa succede e si prepara a ritornare alla situazione precedente.
Tra un paio di settimane in viale Milano e nelle vie coinvolte dalle modifiche viabilistiche a causa dei lavori, ci sarà una sorta di ritorno al passato. Sostanzialmente poche e marginali le modifiche apportate rispetto a quanto esisteva due anni e tre mesi fa, prima dello stravolgimento a causa dei lavori in corso.
Lavori che sono durati ben più del previsto, pur senza colpe di nessuno. Il fallimento in corso d’opera della ditta che aveva vinto l’appalto da dieci milioni di euro, la Guerrino Pivato di Treviso, però, ha creato non pochi problemi a chi si era preparato a stringere i denti per l’anno e mezzo prospettato in origine. «Ventisette mesi», precisa Moreno Toia dal bancone della pizzeria al trancio di via Morosini.
Quasi fossero carcerati in attesa di uscire di cella, i commercianti della zona hanno tenuto il conto settimana dopo settimana del tempo che passava da quel caldo e spopolato 23 luglio 2009, quando in una Varese semi deserta le recinzioni sono sopraggiunte a delimitare l’area del vecchio cavalcavia ferroviario.
Non c’erano alternative all’intervento: andava smantellato e ricostruito con urgenza per rischi di cedimento strutturale. «Finalmente», dice oggi il pizzaiolo vedendo vicinissimo il ritorno a una normalità quasi dimenticata. «Purtroppo non erano queste le scadenze, ma va bene così. Dovevano finire i lavori in 18 mesi e se riaprono in ottobre ce ne avranno messi 27».
Poco importa, per lui, a condizione che richiudano via Morosini facendola tornare pedonale. E dopo più di una semplice intenzione di fare altrimenti, mantenendo cioè la viabilità di cantiere, l’amministrazione alla fine ha fatto retromarcia decidendo di dare la priorità a pedoni e commercianti.
«È quello che avevamo sempre chiesto – dice Donatella Bidogli della tabaccheria – siamo contenti che abbiano deciso così». «Caspita se sono contenta», dice Giovanna Giorgi, dell’ottica di fianco alla Mondadori, «quando hanno detto di voler lasciare aperta la via li avremmo fucilati tutti. Dovrebbero sentire la puzza di gas di scarico che si sente adesso».
Anche al bar Regina tirano un sospiro di sollievo: «Due anni e tre mesi sono stati lunghi», commenta Gabriele Binetti. «Avevano detto che avrebbero finito prima», appunta Elisabetta Lozza, «adesso stiamo a vedere come sarà una volta finito». «Siamo contenti a priori – dice lo storico fruttivendolo Eugenio Dall’Ova – dopo due anni e tre mesi per noi la chiusura del cantiere è un evento. Meno male che hanno deciso di chiudere via Morosini, lo dico sia per un problema di lavoro che di sicurezza per la gente a piedi».
Anche se per qualcuno i parcheggi non andavano rimessi sotto all’associazione Artigiani com’e stato fatto. «Dovevano farli da un’altra parte, qui finiranno solo per portare più traffico», osserva Liudmilla Buzac.
«Per me erano necessari e hanno fatto benissimo a riportarli», dice Paolo Palamara, «se ne sentiva troppo la mancanza».
Francesca Manfredi
e.besoli
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