Una vetrina in città per la moda riciclata che fa bene a tutti

Ieri in via Luini il debutto del negozio “Share”. Seconda mano di qualità e nuovi posti di lavoro. E gli incassi di fine anno vanno in solidarietà

VARESE – Moda e rendimento economico si sposano con lavoro, ambiente e solidarietà. È questo il concetto alla base di Share, il primo franchising solidale italiano che ieri ha inaugurato a Varese uno dei quattro negozi che faranno da apripista al progetto in tutta Italia. Il negozio è in via Luini 3, a Varese, ed è il secondo punto vendita in città gestito dalla cooperativa Mondi Possibili, la stessa della Bottega Equa al civico 2, che in questo caso fa da “base” varesina per un pool di cui fanno parte anche Fondazione Cariplo e il Consorzio Farsi Prossimo, espressione della Caritas Ambrosiana.

«Ma Share non è un “charity shop” – tiene a sottolineare , vicepresidente di “Vesti Solidale”, la coop che dà vita al progetto per Farsi Prossimo – perché l’idea è quella di creare una serie di negozi simili a quelli che ci sono in tutta Europa: seconda mano di qualità, dedicato a chi è attento ai prezzi, ma anche alla moda». Sono i numeri del primo negozio Share, quello di via Padova a Milano, a raccontare una storia di successo anche dal punto di vista economico: oltre ai cinquanta posti di lavoro garantiti da Vesti Solidale per la raccolta e la selezione degli abiti usati, ci sono i tre posti di lavoro del negozio, che a fine anno porta ad un guadagno di diecimila euro, soldi che la cooperativa reinveste in altri progetti di solidarietà sul territorio. Numeri da non sottovalutare, soprattutto in questo periodo.

Del resto, il sociale anche a Varese è una realtà economica importante: nei venticinque anni di attività di Fondazione Cariplo, sulla provincia di Varese sono stati attivati 1.648 progetti per il sociale, la cultura, la ricerca e l’ambiente, per un totale di 134 milioni di euro di investimenti. Share, quindi, non è un’opera caritatevole, ma una realtà economica in piena crescita, che a regime diventerà il marchio in franchising di quaranta negozi in tutta Italia. «Varese fa parte del primo gruppo di quattro negozi pilota – spiega Guanci – Napoli, Milano viale Umbria e Lecco apriranno entro la primavera, per affiancare il primo punto vendita d via Padova a Milano. Posti diversi, con potenziali clienti molto differenti tra loro, che

ci aiuteranno a capire come sviluppare il progetto nel futuro. A regime, i punti vendita saranno quaranta, diffusi su tutto il territorio nazionale».I vestiti sono selezionati da Vesti Solidale tra quelli buttati in tutta la diocesi di Milano: «Ottomila tonnellate di vestiti vengono scartati in tutto il nostro territorio – spiega Guanci – solo il tre o quattro per cento viene selezionato ed igienizzato per finire sui banchi dei negozi Share. Il più delle volte si tratta di capi con ancora l’etichetta. Per questo nei nostri negozi si trovano capi unici, e con prezzi che non superano mai i 19 euro. Compresa l’Iva al 22%, che nel resto d’Europa, per negozi simili al nostro, arriva al massimo al 6%».

Non manca l’aspetto “2.0”: la pagina Facebook Share Varese è attiva ormai da qualche giorno, così come il sito web, www.secondhandreuse.it. Non carità intesa nel senso “tradizionale” del termine, quindi, ma un processo economico, in grado di creare, a regime, qualche centinaio di posti di lavoro, soprattutto per soggetti svantaggiati. E dal lavoro, come fa notare il responsabile Caritas cittadino Don , deriva la casa, il cibo, e la dignità.n