Roma, 4 mar. (Apcom) – E’ stato accolto da un lungo e caloroso
applauso il primo ministro britannico Gordon Brown, intervenuto
oggi davanti ad una sessione riunita del Congresso americano. La
lotta al terrorismo, la minaccia del nucleare iraniano, il Medio
Oriente, il clima, la crisi economica, i diritti dei bambini: nel
suo intervento interrotto ben 17 volte da numerosissimi applausi
e standing ovation, Brown ha sfiorato tutti i temi scottanti di
politica internazionale ribadendo in svariati passaggi la
strettissima relazione che lega e continuerà a legare Londra a
Washington.
Come largamente anticipato dai media nei giorni scorsi, Brown ha
insistito sulla necessità di un’azione coordinata per affrontare
la crisi globale che ha colpito il pianeta “come un uragano”.
Guai a vedere il collasso come un fenomeno isolato ha avvertito
Brown, rinnovando il suo appello a lasciare a casa ogni forma di
protezionismo che rende le “nazioni più fragili”, perché – come
aveva detto peraltro ieri nel suo faccia e faccia con Barack
Obama – “una banca cattiva in qualsiasi luogo è una minaccia alle
banche sane altrove”. “Non importa dove ha origine, una crisi
economica si propaga in tutto il mondo” ha detto Brown.
Davanti ad un Congresso alle prese con il piano di stimoli
economici per affrontare la crisi in atto, Brown ha incitato i
parlamentari a “cogliere l’attimo, perché ora più che mai il
resto del mondo vuole lavorare insieme all’America”. Unità di
intenti e alleanza infrangibile anche nella lotta al terrorismo:
“Le vostre perdite (di soldati) sono le nostre perdite, la
determinazione della vostra nazione è la nostra determinazione”
ha scandito Brown sollevando nuovi calorosi applausi dalla
platea.
Porgendo una mano a Teheran, Brown ha indicato la disponibilità
di Londra e Washington ad accogliere l’Iran nella comunità
internazionale, se questa rinuncerà al suo programma nucleare,
condizione imprescindibile. Sul conflitto mediorientale il capo
di Downing Street ha auspicato la creazione di uno stato
palestinese.
Insistendo poi sulla necessità di fornire “soluzioni globali a
problemi globali” Brown ha espresso l’intento di arrivare ad uno
storico accordo sul clima nel vertice di fine anno a Copenaghen,
altro tema scottante che divide il Congresso statunitense e segna
un’altra delle grandi differenze con l’amministrazione Bush che
aveva strenuamente resistito ad ogni concessione nella lotta ai
cambiamenti climatici. “Perché si pianta il seme di un albero la
cui ombra non sarà vista da nessuno?” ha poi aggiunto Brown,
prendendo spunto da un proverbio greco.
Sebbene previsto, un nuovo grande applauso ha accolto l’annuncio
del conferimento da parte della regina della carica di baronetto
a Edward Kennedy, il senatore democratico gravemente malato di
tumore (le onorificenze sono assegnate dalla regina Elisabetta II
ma le candidature sono avanzate dal governo o da un comitato di
consulenza). I bambini e il futuro del mondo sono tornati spesso
nel discorso tenuto da Gordon Brown ed hanno rappresentato il
momento più “solenne” in cui la platea ha silenziosamente
ascoltato le parole del premier: “Il più grande dono al mondo
sarebbe dare a tutti i bambini una chance di essere istruiti” ha
detto Brown ricordando – in un passaggio fuori programma – la
tragica storia di David, una piccola vittima del genocidio in
Ruanda.
Primo leader europeo ad essere ricevuto alla Casa Bianca
dall’insediamento di Barack Obama il 20 gennaio scorso, Gordon
Brown è il quinto premier britannico a prendere la parola davanti
al Congresso riunito in sessione congiunta: un onore riservato
solo ai più stretti alleati di Washington. Prima di lui era
toccato ad illustri colleghi come Winston Churchill, Clement
Attlee, Margaret Thatcher e Tony Blair.
Bfr-Aqu
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