VARESE Da ieri riscaldamenti accesi anche a Varese ma, visto il clima tutto sommato ancora mite, il Comune dà un segnale ai cittadini restando al fresco.
«A Palazzo Estense è ancora spento», ammette il segretario generale Filippo Ciminelli, confermando per Varese la stessa scelta del Comune di Milano, che quest’anno si è trovato sotto una cappa di smog prima ancora che sia arrivato l’inverno.
I dati dell’Arpa al contrario confermano che non c’è alcun allarme inquinamento per l’aria della città giardino, ma l’amministrazione ha scelto comunque di aspettare: le temperature degli ultimi giorni ancora non hanno fatto cadere a picco la colonnina di mercurio. «È inutile accendere se non ce n’è la necessità, provvederemo se la temperatura si abbasserà», prosegue Ciminelli.
Intanto è via libera all’accensione del calorifero per 14 ore giornaliere, da qui al prossimo 15 aprile, per i privati cittadini, per le scuole, gli asili, le case di riposo, i centri di assistenza a malati e disabili.
Sul fronte dei controlli, la competenza spetta al Comune. Si riparte da domani con le ispezioni sugli impianti vecchi e non in regola dopo un blocco delle verifiche che in città è durato ben due anni a causa di un ricorso al Tar. L’assessore alla Tutela Ambientale, Stefano Clerici, ne è ben felice e già preannuncia un giro di vite: «Ripartiamo con ispezioni a campione sul cinque per cento degli edifici come previsto dalla legge, ma vogliamo arrivare al dieci entro tre anni implementando gradualmente il numero dei controlli».
I controlli verranno sì fatti a campione, ma con alcune priorità. Prima di tutto si parte dagli impianti più vecchi e da quelli di cui non sono stati inviati i rapporti.
È bene ricordare che chi non ha fatto l’autocertificazione non solo ha più probabilità di rientrare tra gli ispezionati, ma come previsto dalla normativa dovrà pagarsi l’eventuale ispezione del Comune. Chi una volta controllato sarà trovato con una caldaia fuori norma o senza manutenzione certificata, prenderà una multa da 500 a tremila euro, indipendentemente dal fatto che sia il proprietario o l’inquilino: il responsabile della manutenzione dell’impianto è chi lo usa.
«È un tema a cui l’amministrazione tiene moltissimo – spiega Clerici – perché sappiamo bene quanto incide sull’inquinamento dell’aria. Sono più problematici i riscaldamenti domestici che non il traffico». In particolare, sono problematici gli impianti autonomi nei condomini di quelli grossi e centralizzati.
«Negli anni scorsi inconsapevolmente si è commesso il grosso errore di privilegiare quelli autonomi, purtroppo quando bisogna metterli a norma i condomini sono più riluttanti perché il costo da sostenere è superiore. Adesso la tendenza è cambiata, ma il problema sugli edifici esistenti rimane».
s.bartolini
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