Varese, c’è l’ergastolo per il delitto di via Ravasi

VARESE Non una semplice partecipazione “morale” al delitto. Ma un vero e proprio concorso di colpa. Tant’è vero che se fu Daniel Calcano (23 anni, condannato a trent’anni con rito abbreviato) ad accoltellare a morte lo spacciatore marocchino di 34 anni Tarik Saad Heddine, il dominicano di 43 anni Robert Miguel Cobertera Monsalves (alias Victor Dario Ramirez Ravelo) fu certamente il mandante dell’esecuzione.È questa la conclusione alla quale è giunta la Corte d’Assise d’Appello di Milano, che ieri mattina ha condannato Cobertera alla pena dell’ergastolo e all’isolamento diurno per tre mesi. È stata quindi parzialmente riformata la sentenza di primo grado emessa il 10 luglio 2010 dalla Corte d’Assise di Varese, che aveva condannato l’imputato a complessivi 24 anni di reclusione: sedici anni per l’omicidio, più sei per il traffico di droga e due per le armi trovate in suo possesso al momento dell’arresto (avvenuto appena 48 ore dopo il delitto nel “covo” di Ponte Tresa).Il tribunale meneghino ha quindi considerato fondati l’impianto accusatorio e le conclusioni del pubblico ministero Agostino Abate che anche ieri (su richiesta della procura generale di Milano) ha rappresentato l’accusa.Robert Miguel Cobertera Monsalves sarebbe quindi stato il mandante dell’omicidio commesso la

sera del 7 novembre 2008 in via Ravasi, a Varese. Cobertera non avrebbe tollerato lo sgarro di Tarik Saad Heddine per un debito di droga. E poco importa se si trattava di una cifra irrisoria: una dose di hashish del valore di appena 30 euro. Perché per Cobertera, personaggio di spicco nel mondo dei traffici delle sostanze stupefacenti, ne aveva fatto una questione di principio: niente e nessuno doveva ostacolare il suo piano di monopolio della piazza varesina.La Corte d’Appello non ha chiarito (probabilmente lo farà nelle motivazioni della sentenza) se Cobertera abbia materialmente sferrato due dei tre fendenti che spacciarono il marocchino (è questa la versione data da Calcano agli inquirenti). Ma poco importa. Il fatto che fosse lì accanto al giovane complice al momento della mattanza, e che avesse un ruolo di “dominus”, lo rendono colpevole tanto quanto il ragazzo.Corbetera Monsalves si è sempre proclamato innocente riguardo all’omicidio. Anzi, lui ha sempre raccontato di aver cercato di opporsi, tentando inutilmente di frenare l’impeto e la rabbia del suo più giovane connazionale. A suo favore deposero due fidanzati che riconobbero nel solo Calcano l’esecutore materiale. Ma la Corte d’Appello, evidentemente, ha ridimensionato l’attendibilità delle testimonianze.

s.bartolini

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