Varese, dopo lo sparo e la morte tutti sotto shock per il vigilante

MALGESSO È un paese incredulo e amareggiato di fronte a una tragedia umana che nessuno si sarebbe mai aspettato. La notizia della drammatica morte di Raffaele Crispino, la guardia giurata di 37 anni di Malgesso, in provincia di Varese, che ieri mattina si è tolto la vita sparandosi dopo essersi barricato all’Hotel Ibis di Grandate, ha tenuto tutti con il fiato sospeso.
Viveva in via Quattro Venti nel centro di Malgesso Superiore ma il suo carattere schivo e riservato lo aveva tenuto lontano dalla socialità

del paese. Lo conoscevano davvero in pochi, persino tra i vicini di casa i rapporti, seppur cordiali, non andavano al di là del saluto tra le scale o sull’uscio di casa. Un paese sconvolto ma che allo stesso tempo sembra prendere le distanze da una vicenda che qualcuno vorrebbe non appartenesse a una comunità tranquilla come Malgesso. Nel residence di via Quattro Venti, dove Raffaele viveva con la moglie e un figlio di circa una decina d’anni, la voglia di parlare è praticamente nulla. Morale sotto i tacchi, qualcuno ancora fatica a credere alla tragedia: «Cosa volete che vi dica – ripete una vicina di casa – era una persona normale come tante altre. Per rispetto alla moglie preferirei che prevalesse il silenzio. Posso dire che si trattava di una persona molto riservata, non aveva mai dato fastidio a nessuno».
Una presenza poco ingombrante di cui nessuno si accorgeva se non quando in sella alla sua motocicletta attraversava il paese magari solo per staccare la spina per qualche momento. «Non lo sentivamo – aggiunge la vicina – aveva i problemi che hanno tutte le famiglie italiane, i debiti. Apparentemente però non dava segnali di sofferenza».
Davvero singolare la parabola di questo giovane perito elettronico venuto da Napoli. Raffaele entrò in un’azienda varesina come operaio diventandone caporeparto in poco tempo. Dopodiché ebbe inizio la rapida discesa che culminò con il licenziamento e con le contemporanee difficoltà della moglie alla quale non era stato rinnovato il contratto a termine che la legava ad un’altra ditta del Varesotto. Le difficoltà e i debiti erano diventati una morsa che lo avevano rapidamente stritolato spingendolo a compiere azioni che mai si sarebbe neppure sognato di mettere in pratica. Così, lo scorso mese di maggio tentò di rapinare la farmacia di Cocquio Trevisago. Un tentativo maldestro andato a vuoto grazie all’intervento di un consigliere comunale. Qualche giorno più tardi gli inquirenti in una perquisizione trovarono nel suo garage delle armi appartenute a un collega guardia giurata che aveva rapinato qualche mese prima. «Era una persona cordiale – insiste un vicino di casa – era gentile e garbato. Ci salutavamo cordialmente, c’era un rapporto di buon vicinato. Era una persona schiva della quale però non si può dire nulla di male. In questo momento siamo dispiaciuti soprattutto pensando alla moglie e al figlio».
Nella vicina via Cavour e in piazza Marconi lo sconcerto è  forte: «Dispiace – racconta un anziano di via Cavour – perché una storia del genere è sintomo della disperazione. Lo vedevo in moto mentre passava, indossava il casco nero integrale. Abitava in queste nuove abitazioni da poco tempo, era molto riservato». «O Signore – ripete una donna in piazza Marconi – non può essere successa una cosa del genere. Si è sparato? Ma no, non può essere vero. Assurdo. E il bambino e la moglie come stanno?». Che fosse una presenza discreta lo confermaanche il sindaco di Malgesso Luigi Franzetti: «Una storia drammatica – esordisce – ma io proprio non lo conoscevo. So che da quando ha avuto i primi problemi, i servizi sociali hanno iniziato a seguire la famiglia».
Pino Vaccaro

s.bartolini

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