Varese, due bambini in ospedale per l’influenza A

Varese, due bambini
in ospedale per l’influenza A

VARESE Mentre al pronto soccorso pediatrico continua l’assedio dei genitori preoccupati per la salute dei propri figli, tra chi temendo che il proprio bambino abbia preso l’influenza suina, e chi invece si augura che il problema sia proprio quello e non qualcosa di più grave, al quarto piano dell’ospedale Del Ponte una bambina è risultata positiva al tampone per il virus

A/H1N1, mentre ora si attendono i risultati dello stesso esame cui è stato sottoposto anche il suo piccolo compagni di stanza. «Nessuno dei due presenta un quadro clinico preoccupante – ha subito specificato il primario della pediatria, Luigi Nespoli – sono stati ricoverati perché oltre ai normali sintomi fanno fatica a trattenere il cibo e senza le flebo rischierebbero la disidratazione».

Così, se fino a due giorni fa erano solo i medici specializzandi e qualche infermiere a girare in corsia armati di mascherina, ora è tutto il reparto ad avere naso e bocca costantemente coperti, compresi gli addetti alla pulizie, sempre presenti, genitori, nonni, parenti in visita e anche loro, i bambini.

Per loro indossare la mascherina può essere un gioco, almeno all’inizio, ma poi ha la meglio il senso di soffocamento e il fastidio dell’elastico, e così se ne disfano costringendo le mamme a riportarli in stanza. «Si tratta di una misura di protezione personale, per evitare di venire in contatto con germi virus e batteri altrui e,

allo stesso tempo, evitare di trasmettere i propri agli altri – spiega il primario di pediatria Luigi Nespoli – nel periodo autunnale le adottiamo sempre, ma in questo momento sono particolarmente consigliabili soprattutto tra pronto soccorso e reparto di pediatria. Potrebbero essere utili anche alle donne incinta, quando frequentano ambienti affollati come può essere ad esempio un autobus».

Le mascherine vengono quindi distribuite anche a bambini e genitori che si presentano in pronto soccorso, per precauzione: «Io ho accompagnato qui mia figlia perché sembra avere l’appendice infiammata – ha raccontato ieri il papà Oscar Buzzi – e trovo rassicurante l’iniziativa di distribuire queste mascherine a tutti, mi sento più sicuro». Lui assieme ad altri genitori aspettava la figlia nella hall del Del Ponte perché le sale d’attesa, due, erano entrambe pienissime. E c’è chi ha aspettato più di due ore prima di essere visitato.

Tra i piccoli in attesa al pronto soccorso ieri c’era anche il piccolo Pasquale, 15 mesi, vivacissimo nonostante la febbre alta: «A preoccuparci è il fatto che la febbre da due giorni non vuole proprio scendere, neppure con la tachipirina, e vorremmo vederci chiaro dato quello che si sente in giro negli ultimi giorni», spiega la mamma mentre il papà tossisce: «Forse l’ha presa da me – dice lui – avevo anch’io la febbre, ma il dottore mi aveva assicurato che si trattava solo di una laringite. Speriamo». Intanto Adam, che frequenta già le elementari, si fa misurare la temperatura per la seconda volta: «É di nuovo a 38 – racconta la mamma Samira – e va avanti così da 4 giorni. Vorrei solo essere sicura che non è nulla di grave». Stessa speranza che l’accomuna ai genitori della piccola Sara, che a due anni e mezzo dormicchia in braccio al papà, nella sala d’attesa. «Questa è la terza settimana che fa con la febbre. Dopo il primo emocromo sembrava una sindrome batterica, poi ha fatto due giorni senza febbre e ora ce l’ha di nuovo alta, sembra si tratti di un virus. Stiamo aspettando una lastra – raccontano i genitori – e speriamo sia influenza, anche suina, e non qualcosa di peggio».

Dopo l’ampliamento dei posti letto nel reparto di pediatria (+ 8 rispetto ai soliti 20 grazie all’apertura delle stanze del day hospital) ora si pensa di potenziare anche la capacità di accoglienza del pronto soccorso pediatrico: «L’idea è quella di creare due percorsi separati, da un lato i piccoli che presentano sintomi tipici dell’influenza, dall’altro tutti gli altri pazienti» spiega il direttore medico del Del Ponte, Anna Iadini, che pensa di ricavare un’altra sala visita e una sala d’attesa negli ambulatori della neonatologia attigui al Ps. «Stiamo studiando una soluzione per il personale medico e paramedico che si faccia carico di questo potenziamento del servizio di emergenza».

Lidia Romeo

f.tonghini

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