Varese, fedeli senza benedizione “Ci avete lasciati soli, ora basta”

Varese, fedeli senza benedizione “Ci avete lasciati soli, ora basta”

VARESE «Vi abbiamo chiesto aiuto… ci avete lasciati soli! Vergognatevi!». Nello striscione dei ragazzi dell’oratorio di Casbeno c’è tutta la rabbia e la delusione della parrocchia che alla fine dell’estate perderà i propri punti di riferimento. Si tratta di don Luca Zanta, destinato a Peschiera Borromeo, e di don Paolo Fumagalli, che diventerà il rettore del collegio arcivescovile di Saronno. Don Gilberto Donnini, prevosto di Varese, alla messa delle 9.30 di questa mattina ha visto un centinaio di fedeli “casbenatt” alzarsi e uscire al momento della benedizione, ma minimizza: «Si tratta solo di affetto verso don Luca e don Paolo». Ma secondo i fedeli, si corre il pericolo di perdere quello che negli ultimi due anni i giovani sacerdoti sono riusciti a ricostruire dopo la discussa vicenda di don Peppino Forasacco.Due anni fa, con il trasferimento di don Peppino a Induno Olona, sembrava essere finito un periodo buio per la parrocchia di Casbeno: le voci che ancora oggi si rincorrono sull’ex parroco sono inquietanti, anche se senza conferme. L’unica certezza è che, come raccontano i fedeli “disubbidienti”, «l’oratorio era praticamente vuoto. Quest’anno, invece, per le attività estive ci sono oltre duecentosettanta iscrizioni, ci sono sempre più volontari, l’ambiente è positivo. Tutto merito di don Luca che, insieme a don Paolo, è riuscito a ridarci fiducia». Il trasferimento di don Zanta non è inaspettato: è normale che, dopo un anno da diacono e tre da sacerdote, ci sia un avvicendamento. Ma vista

la particolare situazione della parrocchia, i casbenatt speravano in uno strappo alla regola. Hanno scritto a tutti, dal vicario monsignor Luigi Stucchi a don Gilberto Donnini, chiedendo di potersi tenere ancora per un anno i due sacerdoti. «Siamo profondamente delusi – dice Valerio Verdi, uno dei volontari dell’oratorio di Casbeno – ci siamo sentiti abbandonati. Abbiamo scritto tre lettere, da febbraio ad oggi, a tutte le cariche ecclesiastiche che avrebbero potuto aiutarci, siamo perfino andati a rintracciare don Giuseppe Maffi. Ma nessuno ci ha risposto. Quello di oggi è un gesto estremo». Don Gilberto Donnini, dal canto suo, cerca di riportare la calma parlando di «una reazione esagerata: i trasferimenti sono all’ordine del giorno, i preti sono pochi. Qui arriveranno altri due sacerdoti giovani e bravi». Ma i casbenatt non si arrendono. Neppure davanti al rimprovero di don Paolo, che minaccia di non dire messa se lo striscione resta sul sagrato. Il cartello sparisce, ma i fedeli continuano a raccontare: «Non vogliamo perdere quello che abbiamo creato in questi anni insieme a loro – racconta Giorgio Palma, un altro volontario della parrocchia – i nostri figli hanno finalmente trovato l’ambiente giusto in cui crescere. Però capiamo don Paolo, che non vuole essere coinvolto». Chiara Frangi s.bartolini

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