di Francesco Caielli
VARESE Ogni partita lascia dentro qualcosa di diverso, qualcosa di suo, qualcosa di nuovo. Una partita come quella di Torino non può che lasciare dentro sensazioni negative: perché perdere non piace proprio a nessuno. «Tantomeno a me – tuona Milanese – Io sono uno di quelli che vorrebbero vincere sempre, e mi incazzo anche quando perdo a biliardino con mia sorella».
Domanda secca: la cosa che le è piaciuta di meno, nella serata dell’Olimpico.
L’arbitraggio: mi è sembrato un po’ troppo casalingo. E in queste prime tre giornate si stanno sommando troppi episodi.
A Torino, quali?
Tre rigori dubbi non fischiati: su Nadarevic, De Luca e Neto. E anche uno su Carrozza, simile a quello che ci permise di battere la Cremonese e andare in B. Ma la cosa che più mi ha fatto arrabbiare è un’altra: Ebagua andava espulso, poche storie. La sua entrataccia ha messo il povero Grillo fuori uso.
Ha detto che non voleva fare male.
È partito da metà campo con la volontà di prendere la gamba dell’avversario, ha fatto una scivolata a pianta alta: non so se le sue intenzioni erano diverse, sta di fatto che quello era un fallo da espulsione diretta. E mica si è fermato lì.
Sarebbe?
Qualche minuto dopo, sempre Ebagua, già ammonito, ha fatto un fallo di mano volontario: da giallo, a termini di regolamento. E se prima l’arbitro lo ha perdonato, magari condizionato dall’ambiente circostante, sul tocco di mano non poteva non ammonire e buttarlo fuori. Forse, con l’uomo in più, le cose sarebbero andate diversamente.
Intanto, il Varese non segna nemmeno per sbaglio. Preoccupato?
Dispiaciuto. Non è bello che noi siamo l’unica squadra a secco di reti in tutta la B. Il punto è che giochiamo, mica ci arrocchiamo in difesa per novanta minuti alla Nereo Rocco. Creiamo, entriamo in area, ma il pallone non ne vuole sapere di entrare.
Perché?
A volte siamo poco cattivi, a volte i nostri attaccanti sono fermi, oppure non si trovano dove dovrebbero, a volte siamo pure sfortunati. Eppure io sono convinto che ci basterebbe segnarne uno, di gol, per sbloccarci una volta per tutte.
Cosa chiederà ai giocatori, in vista del Livorno?
Vorrei, soprattutto da parte di quelli che conosco da qualche anno, un pizzico di cattiveria in più. E anche un po’ di malizia, di esperienza. Voglio vedere una squadra che reagisce, che si incazza, che dopo un fallo come quello di Ebagua o un rigore negato circonda l’arbitro.
Nient’altro?
No, perché dal punto di vista dell’impegno non posso dire nulla a nessuno.
Tre partite, tre formazioni iniziali diverse. Non è troppo?
Abbiamo fuori gente importante, e in questo momento chi sta bene ha spazi che magari tra un mese non avrà più. Rientrerà Terlizzi, rientreranno Martinetti e Momentè. La concorrenza sarà spietata, e credo che una volta trovato un equilibrio di squadra il mister cambierà molto meno. Adesso c’è spazio per tutti: nessuno potrà lamentarsi di non aver avuto la sua possibilità.
Moreau a Torino non ci è piaciuto. È arrivato il momento di Bressan?
Ho parlato di concorrenza: vale anche per i portieri.
Guardi avanti: fiducioso?
Sì: abbiamo due partite in casa che ci serviranno per capire chi siamo.
Due partite da vincere. Come?
Mettiamo da parte il fioretto, rimandiamo l’appuntamento con lo spettacolo e il bel gioco. E tiriamo fuori la clava e la rabbia agonistica. Un po’ più brutti e un po’ più cattivi.
s.affolti
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