TORINO Repubblica granata, comune del Torino, carta d’identità numero 12, la Maratona: quando si presentano in 14 mila agli ingressi esibendo questo documento, insieme alla fede semplice e sincera della gente comune, o giochi la partita della vita (soprattutto se ti chiami Varese) o affoghi. Ma stavolta sarebbe bastato forse giocare come a Bari o con il Crotone. Oppure come nella ripresa dopo avere incassato il secondo gol.A fare la differenza non è stata infatti l’onda d’urto e l’orda degli spalti tornisti, che per 40 minuti di primo tempo sono state sul punto di abbattersi sullo stesso Toro, compatto e da compitino in classe, niente di più (essere divorati dal fuoco granata è un’altra cosa). L’ombra del passato e la convinzione di avere il nemico in casa (Cairo) erano alleate dell’impresa biancorossa ma, stavolta, l’azzardo di Carbone non ha pagato.Benny a Bari era stato un genio, inventando Pucino titolare dal nulla, poi migliore in campo, oltre a non farsi riguardo di Troest, lasciato in panchina (Camisa e Figliomeni furono grandi). Con il Crotone, un mezzo genio: fiducia a Troest mentre tutti si aspettavano Figliomeni, Carrozza trequartista (un grande trequartista) al posto di Neto.Avrebbe dovuto fermarsi lì, Benny, rimanere se stesso visto che ripetere i miracoli, rischiando l’ennesima formazione diversa, sarebbe stato, prima che impossibile, forse ingiusto perché dai una fisionomia e un’intesa alla squadra solo se non cambi a ogni
partita. Avrebbe dovuto ripartire da una punta (De Luca o Cellini) anche perché in questa squadra, se no, chi segna e anche perché Cazzola non spingeva e Carrozza, più che un ariete, da solo là davanti è uno spillo. Ma anche perché nel primo tempo il Varese sembrava autocastrarsi, punendosi in difesa e condannandosi a essere castigato al primo errore. Bisognava solo vedere chi ci cascava per primo e a cascarci è stato Moreau con quel brutto viziaccio di non decidere mai, quando fischia un pallone che è una pallottola in area. Meglio beccare gol per avere fatto una scelta invece di una non scelta.Ma tant’è: con l’incompletezza iniziale della rosa, senza l’eretico Benny non avremmo conquistato due punti (che dovevano essere quattro) quando qualcuno ci dava già per retrocessi. Non puoi dare coraggio e incoscienza al gruppo, se prima non li hai dentro tu e Carbone ne ha.E ne ha anche il pubblico, cinquecento voci biancorosse che si ribellano e si sfogano contro tutto lo stadio gridando: «Resterete, resterete in serie B». Che non saremmo usciti indenni dall’Olimpico, però, l’avevamo capito dopo 8 minuti, quando un’entrata ignobile di Ebagua rompeva Grillo e, con lui, il meccanismo biancorosso (dentro Pucino, Cacciatore spostato sull’altra fascia).I lati positivi? Ebagua non ha segnato, torneremo finalmente a giocare in maglia rossa e arriverà il Livorno. Solo il nome, basta a riempire Masnago, segnare e vincere.
s.bartolini
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