VARESE Tra gli uomini di Biumo Inferiore la voce gira: esiste una moderna “casa chiusa” in via Tonale. Una specie di scherzo della storia, visto che proprio lì di fronte, mezzo secolo fa, esisteva una delle case di tolleranza della città. Oggi le ragazze in via Tonale sono solo due.Sui giornali di annunci più venduti si trovano numeri di telefono di ragazze che promettono “momenti magici” a chi le chiamerà, spesso c’è anche la foto, inequivocabile: una delle ragazze ritratte, dicono a Biumo, è in via Tonale. La riconoscono perché ogni tanto si affaccia al balcone.Nessuno vuole dire il proprio nome, e nessuno ammette di essere un cliente delle ragazze. I racconti iniziano sempre con «un mio amico mi ha detto che». Comprensibile l’imbarazzo: Varese non è poi così grande, ed essere un cliente abituale di prostitute non mette in buona luce. Ma nel quartiere è risaputo: in via Tonale c’è un condominio dove due ragazze offrono prestazioni a luci rosse. Uno stabile come tanti: grande, con molti appartamenti, non recentissimo. Chi ci abita ammette la presenza delle ragazze: «C’è un viavai continuo di uomini – raccontano i vicini – che si è un po’ calmato da quando, una decina di giorni fa, la polizia è passata per un controllo». I pulsanti del citofono di questo condominio sono molti, ma ne spicca uno in particolare: non è segnato alcun cognome, ma solo due nomi di donna, vagamente esotici. «A Varese sono moltissimi gli appartamenti dove si prostituiscono ragazze, e nella maggior parte dei casi sono sfruttate dal racket della prostituzione – racconta Ivan Rescalli di Cooperativa lotta contro l’emarginazione, che da anni
gestisce una comunità di accoglienza per vittime di tratta di esseri umani a Varese – quello di via Tonale è un esempio tipico: un grande condominio dove il via vai sia dissimulabile, in strade a grande percorrenza, facili da trovare. I viali principali di Varese sono disseminati di questi appartamenti, che sono al massimo due o tre per condominio, per non dare nell’occhio». Non si può parlare, quindi, di quartiere a luci rosse: le varie mafie straniere che gestiscono le ragazze preferiscono non ammassarle in un solo stabile, per non attirare troppo l’attenzione della società civile e delle forze di polizia.Per richiamare i clienti bastano gli annunci sui giornali, su internet o il semplice passaparola tra uomini. Un metodo che funziona, visto che lo sfruttamento della prostituzione costituisce la terza fonte di guadagno per la criminalità organizzata di tutto il mondo, dopo droga e armi. Gli stranieri gestiscono direttamente le ragazze, cedendo parte degli introiti alla ‘ndrangheta, che controlla i traffici illeciti anche nella nostra provincia.«Le ragazze, anche quelle di Varese, vengono un po’ da tutto il mondo – continua Rescalli – est europee, sudamericane, e ultimamente molte cinesi». La storia delle ragazze, con varianti legate all’etnia di provenienza, è sempre la stessa: arrivate in Italia con il miraggio di una vita migliore, si ritrovano vittime del “giro”, e se si ribellano sono guai per loro e per le famiglie rimaste nel Paese d’origine. Nessuno, nel quartiere di Biumo Inferiore, è in grado di dire quale sia la situazione delle ragazze di via Tonale. Quello che si sa è che sono diventate, volenti o nolenti, le eredi delle loro antiche dirimpettaie.Chiara Frangi
s.bartolini
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