Varese, ragazzi massacrati “E’ un bulletto, non un mostro”

Varese, ragazzi massacrati “E’ un bulletto, non un mostro”

VARESE – «Eric è uno stronzetto. Un bambinone di m… . E’ un bulletto. Anzi, forse un bullo con la B maiuscola, visto quello che dicono che ha fatto. Adesso anche io sono confuso… Ma non è un mostro da sbattere in prima pagina. Lo stanno facendo passare per un criminale…».

Francesco Di Caro ha 60 anni, una salute tutt’altro che florida e un portafogli che piange lacrime amare. Nella sua vita ne ha viste di tutti i colori. Ma gli ultimi mesi, per lui, sono stati un calvario. L’arresto di suo figlio Erik è stata la mazzata finale. Erik, 19 anni compiuti lo scorso 27 luglio, si trova in carcere da quasi tre settimane. Insieme ad altri due amici (Alex Varriccione, 20 anni, e Francesco Pianta, 18 anni), è accusato di aver seviziato e massacrato di botte due fratelli poco più grandi per un debito di droga da 200 euro.

«Mio figlio non è mai stato così, non lo riconosco – scuote la testa Francesco – sì, gli è sempre piaciuto scherzare… suonare i campanelli delle case e poi scappare, piegare i cartelli stradali… ma niente di grave: in vita sua non ha mai preso neanche una multa. E adesso invece…». Erik è cambiato. Papà Francesco dice di conoscerne il motivo: «Da quando sua madre, mia moglie, ci ha abbandonati due anni fa, mio figlio non è più stato lo stesso». La separazione ha portato con sé anche una marea di altri guai. «Vivo in una casa dell’Aler (in via Travisio 4, ndr) – racconta Francesco – ma il 12 settembre mi cacceranno fuori con la forza pubblica. Ho uno sfratto esecutivo. Devo pagare 2500 euro di arretrati, che poi sono saliti a 6500 tra interessi di mora e spese legali. E io dove li trovo quei soldi?». L’alloggio, spiega, era intestato alla moglie. Che però, dopo essersene andata, non ha più presentato la dichiarazione Isee. «Così l’affitto da 101 al mese è salito fino a 370 – sbotta Francesco – ma io non lavoro, non posso pagare. Prima facevo il furgonista e tante altre cose: di tutto, pur di portare a casa il pane. Ma mi hanno operato a una gamba: tre by-pass. Ho tribolato 5 mesi tra ricoveri e riabilitazione. In quelle condizioni, o mi curavo la gamba, o andavo a lavorare». «E adesso ho un rene spappolato – continua – i dottori dicono che mi devo operare alla svelta, se no me lo devono togliere. Ma come faccio? Come faccio, adesso che devo pensare anche a mio figlio in carcere?».

Martedì scorso Francesco ha compiuto un gesto estremo. Ha dato fuoco a casa sua. «Volevo solo attirare l’attenzione sulla mia situazione – minimizza – c’è stato solo un po’ di fumo nello sgabuzzino: era tutto sotto controllo. Però sono arrivati vigili del fuoco, ambulanze, polizia, carabinieri… E adesso sono accusato di incendio doloso. Ma io non sono pazzo. Solo che non ce la faccio a tirare avanti così». Un gesto di disperazione. Anche perché l’altro ieri, mercoledì, Francesco  avrebbe dovuto incontrare Erik ai Miogni per la prima volta dopo l’arresto. Ma all’ultimo momento è arrivata la doccia fredda. «Hanno spostato mio figlio al carcere di Bergamo – si lamenta Francesco – ditemi voi adesso come posso andare a trovarlo».

Enrico Romanò

e.besoli

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