VARESE Sono comparsi ieri davanti al gip Stefania Pepe in sede di interrogatorio di convalida Lorenc Ulka, Klodian Macaj e Leonard Colaj, i tre giovani albanesi di età compresa tra i 23 e i 22 anni arrestati dagli uomini della squadra volanti della questura di Varese dopo la rissa (anche se il reato contestato è di lesioni aggravate) avvenuta nella notte tra sabato e domenica in viale Belforte davanti all’Oasis club in. Tutti e tre hanno risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari dando la loro versione dei fatti.
Il gip ha disposto la misura di custodia cautelare in carcere per Ulka, accusato di aver ferito con due fendenti all’addome un varesino di 29 anni (fendenti vibrati parrebbe con una bottiglia spezzata), riducendo all’obbligo di firma la restrizione per Colaj e scarcerando completamente Macaj a carico del quale non sussisterebbe alcun grave indizio di colpevolezza. Ulka, per altro, ha negato di aver ferito il giovane varesino: “Il mio assistito – spiega l’avvocato Luca Carignola – Si è ritrovato nel mezzo della rissa e ha dichiarato di aver colpito qualcuno a mani nude, ma di non aver ferito a bottigliate nessuno. Inoltre è stato a sua volta picchiato; anzi è stato soprattutto picchiato: prova ne sono la frattura al setto nasale e gli altri traumi refertati in ospedale con una prognosi di 15 giorni. Mai però ha afferrato una bottiglia rotta o un oggetto tagliente colpendo all’addome il giovane ferito”. La baruffa avrebbe coinvolto almeno una decina di persone tra cittadini albanesi e cittadini peruviani: a picchiare pare fossero anche le donne di nazionalità sudamericana. Ivi compresa la ragazza incinta accompagnata in ospedale e poi subito dimessa. Le versioni di tutti e tre gli arrestati convergono su un punto: i tacchi alti utilizzati quasi come armi dalle signore che li indossavano. Che tra calci e spintoni avrebbero fatto la loro parte. “I miei due assistiti – spiega Alberto Zanzi – Sono usciti dal locale richiamati dal baccano della rissa già in corso. Si sono ritrovati nel marasma già in corso venendo più volte colpiti. Uno dei due ha rimediato un taglio ad una mano senza capire come potesse essere successo”.
Per Ulka potrebbe a breve essere depositata una nuova richiesta di scarcerazione: “Non sussistendo a mio parere – conclude Carignola – né pericolo di fuga, essendo il mio assistito regolare in Italia e avendo un regolare impiego, né di inquinamento delle prove o di fuga”. Intanto l’Oasis club in resterà chiuso sino al 7 agosto. Con buona pace dei residenti di viale Belforte, a quanto pare.
e.marletta
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