VARESE C’è una Varese minima, discreta e residuale, ma in questo scorcio d’estate sembra marciare col vento in poppa una Varese opposta, quella del degrado evidente e forse, per questa ragione, quasi invisibile e tollerato senza problemi.
Alludiamo alle due discariche di graffiti che imbrattano, la prima, il tratto di corso Aldo Moro che va da Piazza Monte Grappa alla piazzetta San Giuseppe, la seconda i portici d’angolo che corrono lungo via Veneto e via Cavour.
Le colonne trasformate in palestra di assurdi e orribili ghirigori che si stratificano nel tempo senza che nessuno muova un dito per arginare il fenomeno che sta dilagando anche nei rioni e nelle castellanze.
La città giardino che un giorno si e l’altro anche proclama, attraverso alcuni suoi amministratori, la volontà di rilanciarsi turisticamente, di fornire un’immagine accattivante del proprio centro storico, si dimostra invece incapace di arginare la deriva graffitara che trova nelle città italiche un eden per vandalismi ed esercitazioni pseudo artistiche a cielo aperto. Eppure martedì 3 agosto il Tribunale di Milano motivando una sentenza in materia sembra aver tagliato la testa al toro.
Davide Bros Nicolosi, uno dei writers più noti della cosiddetta arte di strada, accusato di aver imbrattato un muro del carcere di San Vittore, la pensilina del Metrò e la facciata di un edificio, pur prosciolto per difetto di querele e per accordi raggiunti con le parti offese, è stato ritenuto responsabile del reato di imbrattamento. Perché – ha precisato il giudice – imbrattare significa alterare in qualsiasi maniera « la fisionomia estetica e la nettezza attribuite al bene da chi ne ha legittimamente la disponibilità ». In buona sostanza palazzi pubblici, edifici privati, stazioni, vagoni ferroviari e quant’altro devono essere rispettati per quello che sono indipendentemente dal giudizio estetico che se ne dà. Unica terreno, giuridicamente praticabile per i writers, quello di beni lasciati palesemente in rovina dai legittimi proprietari. Non è questo certo il caso delle due discariche di graffiti del centro che mani ignote e ottuse sconciano ogni giorno di più. Forse sarebbe ora che Palazzo Estense battesse un colpo dopo la pulizia premondiale del 2008. Serve il concorso di tutti: pubblica amministrazione. proprietari degli immobili, forze dell’ordine, cittadini – e sono tanti – che hanno a cuore il decoro della loro città.
Cesare Chiericati
e.marletta
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