Varese, Stefano Tacconi a processo per un assegno

Varese, Stefano Tacconi a processo per un assegno

VARESE Stefano Tacconi ama Varese, dove di sicuro ha tanti buoni amici. È qui che, mettendo sul piatto tutto il suo peso di vecchia gloria del calcio italiano, ha più volte tentato la carriera come dirigente sportivo. Prima con il Varese Calcio, presidente nell’anno del fallimento, il 2004; poi dando la scalata, non riuscita, ai Mastini dell’hockey, nel 2009. Addirittura, ed è storia recentissima, ha dichiarato di volere assumere il timone della squadra simbolo di tutta la provincia, quella Pallacanestro Varese, carica di titoli e storia, che è il vanto di ogni varesino (o varesotto) che si voglia definire tale. Dunque la nostra città gli ha sempre mostrato un volto, se non del tutto amichevole, comunque disponibile ed ospitale. Ed in essa lui – che di certo non difetta di quella carica di

simpatia che ben dispone gli interlocutori – ha sempre intravvisto una buona opportunità di crescita professionale. Ma la trasferta che lo attendeva giovedì non doveva essere delle più piacevoli: perché ad aspettare Stefano Tacconi, proprio lui, classe 1957, ex portiere della Juventus e della Nazionale, vi era un procedimento giudiziario per ricettazione di assegno rubato: vuole dire che avrebbe effettuato un pagamento con un titolo tarocco. Il condizionale e il beneficio del dubbio sono d’obbligo, fino a sentenza definitiva. Anche perché il processo è ancora tutto da celebrare ed è la pubblica accusa ad avere l’onere della prova. Il suo nome dunque è risuonato giovedì nell’aula del tribunale, ma il dibattimento non si è nemmeno aperto: rinviato al prossimo autunno per impedimento dell’avvocato difensore. E lui, la vecchia gloria, non si è fatto vedere.

e.marletta

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