di Luca Ielmini
VARESE Christian Terlizzi anticipa e rilancia. Dopo il primo successo del Varese, sabato contro l’Albinoleffe, da buon difensore spegne le insidie. Siano da preservare mister Carbone o il fischiatissimo Cellini, Terlizzi alza lo scudo e porta a termine il compito.
Terlizzi, sabato tutti capitani. Se l’aspettava?
No. Negli spogliatoi abbiamo visto tutte quelle fasce, ma fino a cinque minuti prima dell’inizio non abbiamo capito di che cosa si trattasse. È stato un grande gesto.
Quindi, nulla di preventivato?
In settimana, con Carbone si parlava di qualcosa che aiutasse tutti a sentirsi responsabili, in prima linea. Ma poi ha fatto tutto lui. A Catania mi era successa una cosa simile con Zenga: ogni settimana cambiavamo capitano, in modo che ognuno fosse costretto a limare i propri difetti per il bene di se stesso e del gruppo.
Che settimana è stata quella che ha portato a sabato?
Quando ci siamo trovati, lunedì, è stata dura. Abbiamo parlato a lungo tutti insieme, per tirar fuori tutto quello che non stava funzionando: in modo da poterci poi lavorare in settimana. È stato un approccio intelligente, perché abbiamo smussato quei difetti, facendo anche piccoli progressi che poi si sono visti.
Per mister Carbone è stata una settimana difficile: voi giocatori come l’avete vissuta?
Qualcuno pensa che quando l’allenatore è in discussione, i giocatori siano tranquilli perché lui fa da paravento. Ma non è stato così: lui è il nostro leader, è come il nostro generale in battaglia. Ci sentivamo tutti quanti in discussione.
Che cosa è cambiato contro l’Albinoleffe rispetto alle partite precedenti?
Che il Varese ha saputo giocare una partita intelligente, dando un segnale forte a tutti, e a se stesso in primo luogo. Siamo stati aggressivi, perché dovevamo vincere, ma senza perdere equilibrio; abbiamo gestito meglio la fase di possesso palla; anche quando siamo stati raggiunti, non siamo morti e abbiamo avuto la lucidità per cercare la vittoria. Se dovessi riassumere, abbiamo giocato da squadra.
Lei, alla prima da titolare, come si giudica?
Buone sensazioni, ma la forma non è ancora al cento per cento. Per quel che riguarda la difesa in generale, siamo nella fase in cui c’è da parlarsi molto.
Il gol di Cocco?
C’è stato un cross che non doveva partire e, una volta partito, un liscio di Torri che ha mandato fuori tempo tutti. Per me, è un gol fortuito. Del resto, l’Albinoleffe non ha mai tirato in porta.
Sente attorno a lei una richiesta di leadership?
Sì. E, come ho già detto altre volte, mi piace. La gente mi fermava e mi chiedeva di tornare subito: bello, mi gratifica.
L’impatto con lo stadio?
A fine partita mi sono un po’ arrabbiato. Con Cellini il pubblico è stato ingeneroso: non ha segnato, ma ha mandato in porta Neto e si è speso senza risparmiarsi. I fischi non se li meritava.
E la corsa di Neto verso la panchina dopo il primo gol?
Quello è un gruppo tutto intero che esulta. Non è chi ha segnato, neanche gli undici in campo: sono giocatori, staff tecnico e compagni in tribuna che sono felici per il primo gol stagionale.
Qual è l’impatto di mister Carbone su questo gruppo?
È un uomo che ti vuol bene e che si fa voler bene. Non è uno di quegli allenatori che stanno sulle loro: cerca il dialogo, evita i rimproveri palesi e mortificanti. Come dicevo, è il nostro leader.
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