Consumi, siamo tornati indietro di trent’anni. Ma forse allora si stava meglio di oggi: in provincia di Varese si risparmiava di più, si esportava di più, c’erano più negozi e più mobilità sul lavoro. Oggi abbiamo in più un aeroporto internazionale e molte più ore di cassa integrazione.
Ad affermare, dati alla mano, che «il reddito disponibile delle famiglie italiane è tornato ai livelli di 30 anni fa», è Confcommercio nella nota di aggiornamento del rapporto sui consumi. «Nel 2014 il reddito medio è stato pari a 17mila e 400 euro, come il 2013, mentre nel 1986 era pari a 17mila e 200 euro».
Ma come si stava trent’anni fa? Nel paniere Istat 1984 c’erano fegato e trippa, brandy e sambuca, borotalco e mollette per i panni; oggi reintegratore energetico e caffè in capsule, mozzarella di bufala e pizza surgelata, aperitivo al bar e fast food etnico, asilo nido e lavaggio del piumone del letto.
Se trent’anni fa negli acquisti della famiglia-tipo venivano considerati i fascicoli dell’enciclopedia e la cabina in spiaggia, oggi ci sono spuntati fisioterapia e test di gravidanza, biglietto della piscina e pacchetti vacanza internazionali.
Più opportunità, ma se i soldi sono gli stessi diventa più complicato arrivare a fine mese. Anche perché da allora i prezzi al dettaglio dei beni di largo consumo sono esplosi: un chilo di pane ci costava 0,77 euro correnti, un chilo di carne bovina 6,71 euro, un litro di latte meno di 50 centesimi, un litro d’olio extravergine di oliva poco più di due euro.
E allora giova fare un salto indietro di un trentennio per capire qual era la situazione economica del nostro territorio, consultando il volume della Camera di Commercio di Varese “La provincia in cifre”, che risale proprio a trent’anni fa esatti. Innanzitutto, eravamo molti di meno in provincia di Varese: 788mila abitanti contro gli attuali 876mila, anche se il capoluogo Varese superava i 90mila residenti mentre oggi, con poco meno di 81mila, fa fatica a reggere il passo di Busto Arsizio (ne aveva 79mila, oggi ne ha 82mila).
Le differenze più clamorose? L’inflazione, oggi fin troppo sotto controllo (attorno all’1,5 per cento), a fine ’83 in provincia di Varese galoppava a due cifre (più 13,16%). E allora l’aeroporto Malpensa era un piccolo scalo da un milione di passeggeri annui, mentre oggi sono 18. Eppure c’è molto di che avere nostalgia.
L’export trainava già allora l’economia varesina, con una quota di duemila e 528 miliardi di lire di merci esportate (nona provincia italiana in questo campo, con il settore dei macchinari a fare da traino, con il 31% del totale), più del doppio dei mille e 198 miliardi di importazioni.
Oggi i numeri, gonfiati dalla dinamica inflattiva, pendono di più sull’import, visto che i 5,6 miliardi annui attuali sono meno della metà dei 9,87 miliardi di export.
Trent’anni fa c’erano più esercizi commerciali: uno ogni 38 abitanti, contro uno ogni 45 abitanti dell’epoca attuale, caratterizzata dalla grande distribuzione.
Un dato sorprendente è quello che riguarda il credito bancario. I depositi, stando ai dati di Bankitalia di fine ’83, ammontavano in provincia di Varese a 74mila e 740 miliardi di lire, contro i 17 miliardi di euro dello scorso anno.
Gli impieghi, poco meno di 21 miliardi nel 2013, trent’anni prima erano a quota 34mila miliardi. Si risparmiava di più e ci si indebitava meno.
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