Operaio varesino ferito in Svizzera: a 72 ore dal fatto tutto tace. Nessuno avrebbe raccolto l’appello delle autorità svizzere a farsi avanti.
Né eventuali testimoni, ed è possibile che non ce ne siano, né l’autore della bravata (e lui certamente ne è consapevole) che ha causato lesioni gravi al fegato della vittima casuale.
Sin dalle prime ore successive all’episodio le autorità di oltre confine si erano appellate proprio al senso civico di chi aveva lasciato partire il colpo d’arma da fuoco chiedendo di collaborare e costituirsi. In questo caso, quanto meno, il senso civico elvetico parrebbe identico a quello attribuito agli italiani: nessuno parla nemmeno oltre confine.
La polizia cantonale, nel frattempo, sta lavorando a pieno regime. E ha già raccolto nuovi elementi. In primo luogo il proiettile: il colpo è stato recuperato. Ora si dispone del calibro, precisamente un 22, con ipotesi anche dell’arma utilizzata per sparare.
Due le ipotesi formulate ad oggi dagli inquirenti: forse un Alfa 620 Flobert (pistola o fucile a retrocarica usato comunemente per il tiro a segno e che è molto silenzioso) o una piccola carabina. Ora si lavora per ricostruire la traiettoria seguita dal colpo per arrivare sino al fianco dell’operaio varesino di 31 anni ferito a Camignolo mentre stava montando un ponteggio sulla facciata della palestra delle scuole medie oggetto di lavori di ristrutturazione.
Si parla di media o lunga distanza (e soltanto per questo l’operaio se l’è cavata con ferite gravi ma non tali da far temere per la sua vita). Sarebbe stata individuata una collinetta piuttosto distante dal luogo del ferimento: chi ha sparato potrebbe averlo fatto dall’alto.
Proprio per questo gli inquirenti sono certi che si sia trattato di una bravata o di un colpo partito accidentalmente: nemmeno un cecchino dei Navy Seal avrebbe potuto centrare volutamente l’operaio da quella distanza.
Chi ha sparato non voleva probabilmente colpire nessuno: ha sparato per gioco. Ed è finita malissimo. Tanto più che l’operaio è persona specchiata e descritta dai colleghi come un gran lavoratore, molto tranquillo. Nessuno dei colleghi, né la vittima stessa, hanno sentito lo sparo. L’arma utilizzata è molto silenziosa e, tra l’altro, in quel momento erano in funzione nel cantiere martelli pneumatici.
Nessuno, inoltre, ha visto qualcuno di sospetto aggirarsi intorno al cantiere. Gli inquirenti starebbero lavorando molto rapidamente.
Il “cecchino” potrebbe decidere di continuare a tacere. Ma sarebbe peggio: la sua individuazione sarebbe soltanto una questione di tempo.
E a quel punto la sua posizione assumerebbe contorni ancora più gravi. Gli inquirenti hanno già ascoltato i colleghi di lavoro dell’operaio ferito.
Ora fondamentale è ricostruire la traiettoria esatta del proiettile. Identificando il punto dal quale il “cecchino” inconsapevole ha sparato, molto probabilmente sarà possibile restringere l’area delle ricerche. Difficilmente un estraneo al luogo potrebbe facilmente circolare con un’arma e scovare un posto nascosto dal quale sparare senza essere notato da qualcuno.
Gli inquirenti mantengono aperta ovviamente anche l’opzione di farsi avanti e consegnarsi alle autorità assumendosi le responsabilità dell’accaduto.
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