Vavassori atto secondo Tutta la verità sulla Pro

C’è il futuro, quello immediato, con la stagione ufficiale che inizia solo fra meno di tre settimane e con le incognite che si sta portando appresso, ma anche lo stato dell’arte delle trattative per la cessione della Pro Patria, nella seconda parte della nostra chiacchierata con Pietro Vavassori. Oltre ad altre rivelazioni, e naturalmente alle tradizionali bordate del patron.


Beh, che dovrei fare? Metterci ancora soldi, dopo aver pagato i debiti tre anni fa e aver messo nelle ultime tre stagioni dei milioni di tasca mia? In tre anni ho preso solo insulti: se mi avessero dato un euro a insulto, e li avessi reinvestiti nella squadra, adesso troveremmo la Pro Patria a giocare i preliminari di Champions League.

Eppure ancora ieri ho letto sulla Prealpina che dovrei dare spiegazioni. Di che? Dopo che ho messo lì ancora la garanzia, e da un anno ho detto che me ne vado e non ho visto nessuno? Fuori dal mondo.

Visto che adesso qualcuno usa strumentalmente il vivaio per venirmi addosso, voglio fare sapere che il sottoscritto ha versato le quote d’iscrizione di tutte le squadre giovanili. I genitori stiano tranquilli, anche perchè una mia sponsorizzazione, più del doppio di quella che mi dà la città, garantirà comunque la gestione.

Cominciamo a sgombrare il campo: non ho mai ricevuto alcuna offerta scritta, a partire da Golda Perini. Solo parole. Diceva che i soldi c’erano, poi quando arrivavi al dunque della fidejussione la lingua improvvisamente si bloccava e cominciavano i rinvii. Dirò di più.


Uno scritto l’ho visto, ma era una fidejussione farlocca, come quella depositata dal Viareggio. E me l’ha presentata un personaggio sponsorizzato dal quotidiano di cui parlavo prima. Per educazione gli ho offerto un caffè, però poi l’ho cacciato via intimandogli di non farsi più vedere. Se io fossi stato quel tiranno che viene descritto, avrei preso la fidejussione, l’avrei consegnata in Lega Pro e ora la Pro Patria non sarebbe iscritta, avrebbe fatto la fine del Viareggio. «Te ne vai sì o no?», mi cantavano allo stadio. Tranquilli che me ne vado, però prima mi portate la fidejussione. E mi piacerebbe che per una volta la Prealpina, l’amministrazione comunale e il Pro Patria Club facessero qualcosa pro, non contro. Invece mi danno addosso e si preoccupano di com’è l’accoglienza a Reggio Emilia. Pensate a raccogliere la fidejussione.

A giudicare dai risultati, sì. Ho sentito tante cose: la gente dovrebbe sapere che un’altra delle cordate, ben sponsorizzata e con dentro qualche personaggio benvoluto da certa tifoseria, mi ha chiesto una Pro senza giocatori oltre il minimo federale.


Appunto. E che, se ne fosse rimasto qualcuno, avrei dovuto accollarmi io il costo. Che faccio: vendo una società e gli do anche i soldi? Visto che qualcuno ha detto che la Pro Patria è una srl, saprà anche che esiste una transazione. Vavassori deve pagare tutti i debiti, mantenere la squadra, ma quando se ne va deve fare un altro regalo a una città che lo ha osteggiato?


Lo faccia la triade il prezzo. Il Grosseto costa 200mila euro, ma ha debiti per circa tre milioni. La Pro Patria costa meno di un quarto.

Sto mettendo assieme una cordata garantendole il pareggio di bilancio. E poi è venuto avanti qualcosa d’interessante negli ultimi giorni. Persone che vogliono fare calcio a Busto e subito hanno chiesto informazioni sulle strutture. E questa è una delle criticità che ci sono, indipendentemente da Vavassori. L’amministrazione dice che è vicina alla Pro perché paga le spese dello stadio. Vero: però avrei preferito pagarle io, e non spendere soldi per sei autisti e altrettanti pulmini per portare in giro i ragazzi che perdono ore di studio. Per non parlare degli affitti dei vari campi.


Farioli si era impegnato a portare sponsor per 250mila euro. Facciamo, disfiamo: ma poi, quando si arriva al dunque, l’amministrazione è sfuggente come un’anguilla.

Sono agnostico. Il problema non è Vavassori, ma le criticità che ci sono a Busto, a cominciare dalle strutture, per non parlare poi di parte della tifoseria.


C’è chi pensa che andandomene i problemi scompaiano, che si sia liberati dalle catene. Invece le catene sono un’amministrazione che non fa nulla e il Pro Patria Club che vuole comandare dove non ne ha diritto. Il signor Vergani ha già pubblicato sul sito i dieci comandamenti da osservare per chi dovesse arrivare alla Pro Patria: prima delle tavole della legge, lui stesso e gli altri dovrebbero farsi un esame di coscienza sui sette vizi capitali. Eccoli i problemi di Busto. Sono questi che fanno scappare la gente, perché non ci sono le condizioni per fare calcio. Sono sempre contro e mai pro: se gli chiede se siano più contenti con la Pro salva o con Vavassori finito in un fosso, tirano fuori le salamelle, il vin brulè anche a luglio e fanno il karaoke per festeggiare la mia caduta. E pensare che…


Ho messo ancora la fidejussione. Ma qualcuno a Busto proprio non capisce.

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