«Vestito da sposa sconvolsi Milano. Sono eterofriendly: libertà e diritti»

Vito gestisce il Salotto, un locale senza steccati o divisioni. Un luogo dove le persone si divertono tranquillamente, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, ma senza doversi nascondere

VARESE – La parola che è risuonata più di tutte, sabato pomeriggio in piazza Monte Grappa, è la parola “amore”. Può sembrare banale, forse. Eppure, tutto ruota davvero attorno a questa parola. E al riconoscimento del diritto di amare. Nella Costituzione americana è contenuto il diritto alla felicità, quella italiana si apre con il diritto al lavoro. Nessuno parla del diritto all’amore, che oggi, in Italia, viene di fatto negato a una parte della sua popolazione. Non

riconoscendo le Unioni civili, viene impedito di amarsi alle persone dello stesso sesso. Ma nella natura umana c’è anche questo, un’evidenza che è inutile cercare di tenere nascosta, di cancellare o di bollare addirittura come “malattia” o “devianza”, come purtroppo ancora qualcuno s’azzarda a fare. E sabato pomeriggio i varesini che sono scesi in piazza per la manifestazione “Svegliati Varese” sono stati mossi dalla volontà di dire: «Ci siamo anche noi, esistiamo e abbiamo gli stessi vostri diritti».

Tra loro tantissimi giovani, ragazzi dai venti ai trenta, uomini e donne dai trenta ai cinquanta ed anche più su, sia eterosessuali che omosessuali, perché il riconoscimento del diritto di amare non è una battaglia solo delle persone gay, ma anche di chi vuole vivere in un Paese che non discrimini una parte dei cittadini, che sono i loro amici, i loro vicini di casa. Sono scese in piazza famiglie: , consigliere comunale di Sel, con accanto la moglie, e il figlio Alessandro con i propri figli. E in piazza c’era anche un volto noto della città di Varese, . «Finalmente siamo vicini alla svolta – dice – dove forse, dopo tantissimi anni di silenzio e finti silenzi assenti, tutto finalmente potrà essere fatto alla luce del sole».
Perché già parecchi anni fa sembrava che fosse arrivato il momento giusto. Eppure, il riconoscimento delle Unioni civili è sempre stato rimandato.

Come racconta Lionetti, della sua partecipazione ad un Pride di Milano oltre dieci anni fa: «Con un mio carissimo amico siamo usciti in moto con abito da sposa lui e io com quello da marito, per andare a Milano. Sono andato a prenderlo in centro e siamo usciti sotto gli occhi sbigottiti di chi occupava i tavolini dei bar. Al casello ci hanno scambiato per una coppia di veri sposi. Alla fine, anche allora si parlava del fatto che il riconoscimento dei nostri diritti sarebbe arrivato presto. Ma così non è stato».
Ma stavolta dovrebbero essere quella giusta: «Spero solo che in questo momento storico, al di là di tutte le parole buone, non prevalga una minoranza, che è quella del Family Day». Perché qui si sta parlando dei diritti di coppie sia eterosessuali che gay di creare famiglie ed avere riconosciuti i propri diritti. «A convincermi a scendere in piazza alla fine è stata la bravura degli organizzatori, che hanno saputo veramente mettere in piedi una bella manifestazione. La loro passione e la loro determinazione sono encomiabili».
Vito gestisce il Salotto, un locale che lui stesso definisce eterofriendly. «Mi piace che le persone siano libere di essere se stesse». Insomma, niente steccati o divisioni. Anzi, al Salotto si vede quello che è già realtà in diversi Paesi europei, luoghi dove le persone si divertono tranquillamente, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, ma senza doversi nascondere. Nessun “ghetto”, nessun luogo riservato ad alcuni o dove altri siano esclusi. Una vera e propria comunità dove la libertà e il rispetto sono alla base della convivenza civile. Insomma, quello che dovrebbe essere l’Italia. E che ancora non è e sembra essere lontana dal raggiungimento di questo obiettivo.